Crans-Montana, la lettera e il dramma di Mèlanie: "Non vivo più"

Crans-Montana, la lettera e il dramma di Mèlanie: "Non vivo più"

" Sono Mélanie , vittima della tragedia del primo gennaio a Crans-Montana. Sono una donna di cui a volte si parla senza menzionare il suo nome. La donna che si è lanciata dalla ringhiera , non per coraggio, ma perché in quel momento il fuoco era più forte della sua paura". A parlare è una delle ragazze - cittadina francese ma residente in Vallese - che è riuscita a salvarsi la notte di Capodanno da quel tragico incendio che ha devastato il bar Le Constellation . Ancora oggi, la donna è ancora ricoverata in ospedale a causa delle ustioni rimediate. "Restare avrebbe significato morire. Ho saltato per salvarmi la vita . Da quel giorno, non vivo più. Sopravvivo. Il mio corpo è ustionato per quasi il 40%. Il mio corpo è diventato un campo di battaglia. Ogni medicazione, ogni due giorni, è una prova. Ogni cura ravviva il dolore. Il dolore non scompare mai veramente. Si insedia. Ti consuma. Ti invade. Ma oltre al corpo c'è qualcos'altro. Il mio viso non sarà più lo stesso. Quello che riconoscevo allo specchio non esiste più. Quello che nemmeno mia figlia conosceva. È una perdita intima, silenziosa, impossibile da spiegare a chi non la vive. Sono stata presa in carico dal punto di vista medico a Zurigo, poi trasferita a Nantes, dove oggi ricevo la maggior parte delle cure. Lontano da casa mia. Lontano dalla mia vita . E soprattutto lontano da mia figlia, che non posso abbracciare quando il dolore diventa insopportabile". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46264746]] "Mi sto trasformando mio malgrado. Il mio corpo non tornerà mai più come prima. Il mio viso non tornerà mai più come prima. La mia pelle porterà per sempre il ricordo di quella notte. E anche la mia mente. Mentre subisco interventi pesanti, mentre imparo di nuovo a convivere con un corpo profondamente danneggiato, altri continuano a vivere normalmente . Senza ustioni. Senza cicatrici. Senza notti tormentate. Dov'è la giustizia quando la vittima porta per tutta la vita i segni visibili e invisibili, e le responsabilità rimangono vaghe, silenziose, diluite? Dov'è la giustizia quando si parla di un dramma, ma si distoglie lo sguardo dalle sue conseguenze umane? Dov'è la giustizia quando si chiede a una donna ustionata di ricostruirsi la vita mentre il mondo continua come se nulla fosse? La mia vita non sarà più la stessa . Il mio corpo non sarà mai più integro. Il mio viso non sarà mai più quello di prima. Lo porterò con me per tutta la vita". E infine: "Non scrivo per vendetta. Scrivo perché il silenzio è una seconda bruciatura. Perché dimenticare è insopportabile quando si vive con cicatrici permanenti. Perché sopravvivere non dovrebbe mai significare tacere. Scrivo affinché si capisca che dietro ogni fatto di cronaca ci sono corpi mutilati, identità sconvolte, madri separate dai propri figli. Scrivo affinché finalmente si senta la voce di coloro che pagano il prezzo più alto . Sono Mélanie. Sono viva. Ma ora vivo in un corpo e con un volto che non saranno mai più gli stessi. E finché questa realtà non sarà pienamente riconosciuta, il mio dolore non sarà solo fisico. Rimarrà profondamente umano ". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46276095]]

Immigrazione, da gennaio sbarchi dimezzati: -56 per cento

Immigrazione, da gennaio sbarchi dimezzati: -56 per cento

Una missione lampo a Tripoli per il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha segnato un nuovo passaggio nel percorso di cooperazione tra Italia e Libia sul fronte della gestione dei flussi migratori. E ieri sono arrivati i primi dati su un trend molto positivo per gli sbarchi, con un -56% da gennaio rispetto all’anno scorso. Piantedosi ha incontrato l’omologo libico Imad Trabelsi, recita una nota del Viminale, «per un confronto sui principali dossier di comune interesse, con particolare riferimento al contrasto dell’immigrazione illegale e al potenziamento della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza». Nel corso del mini summit, definito “cordiale”, i due ministri hanno affrontato la necessità di sviluppare programmi di formazione, finalizzati a rafforzare la struttura pubblica ad affrontare le varie criticità. Questo approccio, nelle intenzioni italiane, mira a rendere più solida la capacità delle autorità locali libiche di controllare le frontiere per contenere le partenze. «Il dialogo costante e la cooperazione con le autorità libiche rappresentano un elemento fondamentale per affrontare in modo efficace e responsabile le sfide comuni legate innanzitutto alla gestione dei flussi migratori», ha dichiarato Piantedosi. Il ministro dell’Interno ha poi sottolineato il ruolo dell’Italia all’interno di un quadro più ampio di collaborazione internazionale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46212456]] «L’Italia continuerà a sostenere, in raccordo con l’Ue e gli altri partner internazionali, iniziative orientate al consolidamento della cooperazione con particolare riferimento ai programmi di rimpatri volontari assistiti e alle iniziative per il controllo delle frontiere terrestri e marittime». La missione a Tripoli ha segnato poi un incontro con il primo ministro Abdulhamid Dbeibah, che ha confermato la volontà di proseguire il dialogo e il coordinamento tra i due Paesi, rafforzando un canale politico-diplomatico ritenuto cruciale perla stabilità dell’area mediterranea. Non è escluso che una successiva trasferta in Libia di Piantedosi veda un incontro con il generale Khalifa Haftar, leader della Cirenaica. La missione del ministro dell'interno si innesta in un momento nel quale si segna un parziale positivo sugli sbarchi. Secondo i dati aggiornati del Viminale al 9 febbraio, dall’inizio dell’anno sono arrivati via mare 1.813 migranti, il 56,38 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, quando gli arrivi erano stati 4.156. La maggior parte delle partenze continua a registrarsi dalla Libia, con 1.386 persone, seguita da Tunisia e Algeria. Gli approdi si sono concentrati soprattutto in Sicilia, mentre tra le principali nazionalità di provenienza figurano Bangladesh, Algeria, Sudan ed Egitto. Questi numeri confermano la validità della strategia basata su cooperazione internazionale, controllo delle frontiere e strumenti di gestione ordinata dei flussi. Un trend che si inserisce in un quadro più ampio: complessivamente, nel 2025 gli sbarchi sono stati 66.316, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente e nettamente inferiori ai livelli registrati nel 2023. A rivendicare i risultati è anche Alessandro Battilocchio, deputato e responsabile immigrazione Forza Italia: «I numeri confermano che le politiche del Governo in tema di gestione dei flussi migratori funzionano. Sin dal suo insediamento, il governo Meloni, I particolare grazie all’azione dei Ministri Tajani e Piantedosi -prosegue Battilocchio- è uscito dalla logica dell’emergenza ed ha impostato e portato avanti una risposta sistemica e articolata a una sfida strutturale». L’immigrazione, inoltre, sarà al centro del ddl sicurezza che dovrebbe approdare domani in Consiglio dei ministri. Il testo in fase di limatura, dovrebbe prevedere tra le varie misure anche quella definita, per semplificazione, «blocco navale», cioè la possibilità di interdire l’ingresso nelle acque territoriali italiane, laddove ci siano comprovate ragioni di pericoli per l’ordine pubblico o eccessiva pressione migratoria. E il trasferimento dei migranti, in quel caso, in Paesi terzi con cui l'Italia ha stretto accordi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46253967]]