Lupus eritematoso, Moroni (San Raffaele): "Priorità approccio multidisciplinare"

Lupus eritematoso, Moroni (San Raffaele): "Priorità approccio multidisciplinare"

Roma, 11 feb. (Adnkronos Salute) - Il lupus eritematoso sistemico rappresenta una patologia complessa non solo dal punto di vista clinico, ma anche sul piano sociale e psicologico. "La priorità è una presa in carico globale e multidisciplinare" del paziente. "Noi specialisti ci occupiamo solo di una parte delle problematiche, mentre molte altre devono essere gestite da professionisti diversi, lavorando in modo coordinato". Così Luca Moroni, internista immunologo presso l'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, commenta all'Adnkronos Salute i risultati del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', appena pubblicato sul 'Journal of Clinical Medicine', che per la prima volta descrive in modo strutturato l'impatto sociale, funzionale ed emotivo della patologia in Italia. L'importanza della presa in carico multidisciplinare ha a che fare con un aspetto centrale della malattia: la cronicità. "Chi vive con una patologia cronica spesso tende ad attribuire tutti i sintomi alla malattia stessa - spiega Moroni - Nel caso del lupus la stanchezza, i disturbi del sonno o quelli dell'umore, tra cui ansia e depressione, non sempre sono legati direttamente all'attività della malattia, ma, come emerge anche dai nostri studi e da numerose ricerche internazionali, rappresentano spesso il peso maggiore nella vita quotidiana dei pazienti". La stanchezza, in particolare, è uno dei sintomi più complessi da interpretare. "La fatica è un'esperienza comune nei pazienti con lupus - sottolinea l'esperto - ma non è detto che sia sempre dovuta all'infiammazione. Può essere legata a danni d'organo o alla presenza di disturbi dell'umore, come la depressione. Questo rende la valutazione clinica difficile anche dal punto di vista diagnostico". In alcuni casi, inoltre, "i disturbi psicologici possono precedere la diagnosi stessa della malattia. Spesso nei pazienti con lupus esiste una coesistenza di disturbi dell'umore che può essere anche premorbosa e che contribuisce a complicare il quadro clinico", precisa lo specialista. Un nodo cruciale che emerge anche dai dati raccolti riguarda l'uso del cortisone, che "è stato un farmaco rivoluzionario e continua a salvare vite, soprattutto nelle fasi acute della malattia - rimarca Moroni - Tuttavia oltre il 60% dei pazienti intervistati, seguiti presso centri di tutta Italia, utilizza ancora questa terapia in modo cronico e, con la disponibilità attuale di farmaci biologici e terapie innovative, questo non è più accettabile. E' una responsabilità del sistema sanitario e della comunità medica garantire ai pazienti l'accesso alle cure più moderne". Secondo l'esperto, il cortisone dovrebbe essere considerato principalmente come "una terapia ponte per controllare rapidamente l'infiammazione e proteggere gli organi nelle fasi acute, ma non dovrebbe rappresentare un trattamento cronico, se non in casi selezionati". Un'altra priorità evidenziata dal report riguarda la riduzione dei tempi per la diagnosi. "La consapevolezza della classe medica è sicuramente migliorata, ma non abbastanza - osserva l'esperto - Il ruolo della medicina territoriale è cruciale: il medico di medicina generale deve poter indirizzare rapidamente il paziente allo specialista o al centro di riferimento più appropriato. Questo permette di ridurre il ritardo tra l'insorgenza dei sintomi e la diagnosi, ma anche di intercettare precocemente eventuali danni d'organo. Un esempio particolarmente rilevante è il coinvolgimento renale, che può svilupparsi anche in pazienti già diagnosticati. Individuare precocemente questi segni - avverte Moroni - è fondamentale per prevenire danni irreversibili". Il lupus "può coinvolgere praticamente qualsiasi organo - chiarisce lo specialista - ma tra le figure più importanti nel team multidisciplinare ci sono sicuramente il nefrologo, il dermatologo, il neurologo e il ginecologo ostetrico esperto nelle gravidanze a rischio. Non va poi dimenticato il ruolo dello psicologo, fondamentale per gestire l'impatto emotivo della malattia". Ricordando che la patologia colpisce prevalentemente donne in età fertile e che il tema della gravidanza rappresenta spesso una preoccupazione per le pazienti, l'esperto rassicura: "Nella maggior parte dei casi le donne possono affrontare la gravidanza, purché seguite con controlli più attenti e, se necessario, con terapie adeguate". Infine, sul modello organizzativo, Moroni precisa: "Non dobbiamo immaginare una struttura fisica dedicata. La 'lupus clinic' è un modello funzionale, una rete di specialisti che conoscono la malattia, con agende dedicate, percorsi di accesso rapidi e momenti periodici di confronto sui casi clinici. E' soprattutto - conclude - una questione di connessione tra competenze".

Jacques Derrida, quella differenza tra mentire e dire una menzogna

Jacques Derrida, quella differenza tra mentire e dire una menzogna

E se il discorso oggi comune sulle fake news fosse anch’esso una fake news? Viene da pensarlo dopo aver letto il testo di una conferenza tenuta a Roma giusto trent’anni fa, nel 1996, da Jacques Derrida , che ora l’editore Moretti & Vitali pubblica a cura e con un saggio di Lucio Saviani (pagine 87, euro 10). In poche, dense, illuminanti pagine, mettendo in tensione e contraddizione le idee espresse da Platone, Agostino, Nietzsche, Arendt, Koyré, il grande filosofo francese, in un continuo gioco di specchi, ci fa sorgere più di un dubbio su cosa sia il vero e il falso. Prima di tutto egli mette l’accento sul mentire piuttosto che sulla menzogna: «Si può dire il falso – scrive – senza mentire, ma si può anche dire la verità con lo scopo di trarre in inganno, cioè mentendo». Il mentire è un fatto di coscienza, presuppone un’intenzionalità; mentre la menzogna è un dato di fatto. Da una parte la verità si manifesta attraverso la testimonianza, dall’altra attraverso la prova. «Non si mente se si crede a ciò che si dice». Per Kant in società non si deve mai mentire: è un dovere formale, incondizionato, assoluto. Anche se il discorso di Kant si svolge su un terreno prettamente giuridico, egli, osserva Derrida, «sembra escludere dalla sua definizione tutta la storicità che Hannah Arendt introduce, al contrario, nell’essenza stessa della menzogna, nell’accadere e nella pratica della menzogna». C’è quindi una storia della verità, sia come concetto sia come pratica della verità. Una grande cesura avviene in età moderna, con il predominio di un particolare tipo di politica e potremmo dire di un idea di statista modellata sulla ragion d Stato: «Le menzogne», scrive la Arendt «sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti del politico e del demagogo, ma anche dello statista». La grande pensatrice porta la sua attenzione sulla menzogna verso noi stessi, sull’autoinganno, come l’elemento distintivo della menzogna moderna rispetto alla definizione rigorosamente classica di essa. L’autoinganno è, per lei, il terreno stesso in cui si muove la democrazia di massa: «Più un bugiardo ha successo più è probabile che egli cadrà vittima delle sue stesse fabbricazioni». Su questo terreno scivoloso si era mosso, già prima della Arendt, Alexandre Koyré che, in piena guerra mondiale, con un discorso che si riferiva in prima istanza ai totalitarismi ma era facilmente estensibile all’intero nostro tempo, si era chiesto quale fosse la funzione politica della menzogna moderna. L’uomo moderno, secondo il pensatore francese, «è immerso nella menzogna, respira la menzogna, è sottoposto alla menzogna in ogni momento della sua esistenza». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46213661]] Koyré, al contrario della Arendt, che pure si era posta (sulla scia di Heidegger) il problema del ruolo dell’immagine nella rappresentazione contemporanea del vero, si chiede, seppure en passant, se però in molti casi si abbia il diritto di parlare di menzogna. È il tema su cui si sviluppa il discorso di Derrida, il quale porta a radicalità questa domanda richiamandosi esplicitamente alle «tecno-performatività mediatiche» che caratterizzano in modo pervasivo il nostro tempo. Siamo all’oggi, o almeno ai prodromi dell’oggi (Derrida è morto nel 2004), cioè al tempo di fake-news, deep fake e di “controverità” come il filosofo francese le chiama. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46247784]] Nel suo discorso entra allora prepotente la politica, il giornalismo, la comunicazione in tempo reale attraverso icone, phantasma, spettri. Riferimenti a Chirac, a Mitterrand, al New York Times, ai “crimini sull’umanità” irrompono sulla scena e prendono posto accanto a quelli dei grandi filosofi. E direi soprattutto di quel Nietzsche del Crepuscolo degli idoli con cui la conferenza romana si era aperta: «Il mondo vero è diventato favola». Le immagini del mondo hanno sostituito la realtà in molti casi, sono un mondo se non il mondo. L’avvertimento finale lanciato da Derrida segnala la necessità di una di una logica iconica che smascheri il falso, lo decostruisca, ma anche, nel contempo, ne metta in luce l’uso performativo, il suo rispondere a una logica altra a cui forse non siamo abituati, a un discorso di cui occorre apprendere al più presto la semantica.

Come abbinare la cintura texana oggi per superare i cliché western e trasformarla in un accessorio elegante grazie a styling minimal, layering sofisticati e nuovi look urbani

Come abbinare la cintura texana oggi per superare i cliché western e trasformarla in un accessorio elegante grazie a styling minimal, layering sofisticati e nuovi look urbani

Come abbinare la cintura texana nel 2026 significa dimenticare l’immaginario tradizionale del Far West e riscoprire questo accessorio in una versione molto più elegante, minimal e sorprendentemente versatile, perfetta per completare look urbani sofisticati. Ecco cinque outfit di tendenza a […] L'articolo Come abbinare la cintura texana: 5 look moderni che la trasformano in accessorio sofisticato sembra essere il primo su iO Donna .

Gaza, l’inchiesta di Al Jazeera: “Migliaia di palestinesi ‘evaporati’ a causa dell’utilizzo di bombe termobariche”

Gaza, l’inchiesta di Al Jazeera: “Migliaia di palestinesi ‘evaporati’ a causa dell’utilizzo di bombe termobariche”

Disintegrati. Cancellati senza che siano rimaste tracce: né un corpo da seppellire, né una salma da piangere. Le squadre della Protezione Civile della Striscia di Gaza hanno documentato l’uccisione di 2842 palestinesi “evaporati” a causa dell’utilizzo da parte di Israele di armi termiche e termobariche. Si tratta di una parte delle oltre 72mila vittime dei […] L'articolo Gaza, l’inchiesta di Al Jazeera: “Migliaia di palestinesi ‘evaporati’ a causa dell’utilizzo di bombe termobariche” proviene da Il Fatto Quotidiano .

La procura di Roma acquisisce i telefonini dei ricoverati al Niguarda

La procura di Roma acquisisce i telefonini dei ricoverati al Niguarda

AGI - La Procura di Roma ha acquisito i telefoni dei ragazzi feriti ricoverati all'ospedale Niguarda per le ferite riportate nel l' incendio al 'Le Constellation' . I sette adolescenti ancora degenti, tra i 15 e i 16 anni, non sono più in "imminente pericolo di vita", ha spiegato ieri l'assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso. L'analisi dei cellulari dei giovani, che sono parti civili insieme alle loro famiglie, contribuirà alla ricostruzione di quanto successo nel locale quando sono divampate le fiamme che hanno ucciso 41 persone. Intanto, sono arrivate le prime convocazioni per le persone ferite e già dimesse. La Procura capitolina , col procuratore Francesco Lo Voi, l'aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, indaga per le ipotesi di omicidio , lesioni , incendio e disastro a titolo colposo a carico di ignoti. Quella di Sion ha iscritto Jacques Moretti, Jessica Maric, Ken Jacquemoud e Christophe Balet. Nelle prossime settimane è previsto un incontro tra gli inquirenti italiani ed elvetici per un primo contatto in attesa di una collaborazione internazionale che entri nel merito dei fatti.

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