Garlasco, "test" sugli scontrini del parcheggio a Vigevano: nel 2007 emissioni superiori alla media
A "Mattino Cinque" gli ambulanti confermano: "Fiera d'agosto? Partecipata, in città c'era molto traffico"
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Catholic education as a tool for social change and community building is what the Catholic University of Central Africa in Cameroon (UCAC) hopes to draw upon by signing a cooperation agreement with one of Europe’s largest Catholic universities—the John Paul II Catholic University of Lublin (KUL). Read all
ROMA (ITALPRESS) - Il settore dei trasporti e della logistica in Italia vale il 9% del Prodotto Interno Lordo e rappresenta un comparto strategico per.. Articolo Trasporti e logistica, Cappa “Il sistema Italia funziona” su LiveSicilia.it .
Se l’Unione Europea con i suoi ipercerebrali euroburocrati fosse esistita nel 1956, Totò non avrebbe potuto recitare la superba scenetta con la metafora dello zucchero nel caffè nel film La banda degli onesti. L’Ue non c’era e andava ancora inventata. E a saperlo, l’avrebbero inventata meglio. Come sembrava perfetta la zuccheriera, creata da diversi secoli con diffusione planetaria e con straordinarie opere d’arte: per dolcificare le bevande bastava contare i cucchiaini. Poi una mattina in cui il caffè doveva essere o particolarmente amaro o non fatto all’italiana, qualcuno in un ufficio dimenticato dell’Unione, svegliandosi col piede sinistro, ha deciso che nei locali pubblici dovevano sparire zuccheriere, contenitori, dispenser, perché le dosi dovevano essere imbustate e sigillate in monoporzione. «Ce lo chiede l’igiene», venne detto nel 2004 in ossequio al principio «ce lo chiede l’Europa», e così passò in Italia il decreto legislativo 51 che recepiva la direttiva comunitaria 2001/111/CE. E così man mano apparvero bustine di carta impermeabilizzate con plastica e soprattutto di plastica per alimenti destinate non solo allo zucchero di barbabietola, ma anche alla maionese, al ketchup, al miele, alla senape, al sale e persino all’olio d’oliva. L’Europa chiedeva imponendo e gli europei obbedivano imprecando. Nel nome dell’igiene sparirono zuccheriere, oliere, saliere e acetiere in bar, ristoranti, taverne, ma quant’era chic usare i contenitori igienicamente corretti e con ampia varietà di scelta: raffinato, grezzo, di canna, di olive gran riserva, di fiori dell’Himalaya, cari surrogati chimici dai nomi suggestivi, condimenti da gran gourmet, tutti monodose e monoporzione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46313967]] Che poi spesso metà del contenuto rimanesse appiccicato sulle pareti interne dei minicontenitori poco sembrava importare: meglio sprecare che rischiare la contaminazione ambientale. E che poi spesso il prezzo al peso per l’esercente e l’utilizzatore finale risultasse spropositato al valore della merce importava ancora di meno: meglio il bouquet di bustine colorate sul tavolo, che fa tanta allegria, della tristezza monocromatica dello zucchero da supermercato a fare capolino dietro al vetro o corazzato nell’acciaio. Al momento di sparecchiare, sui banconi e sui tavoli si ammonticchiavano le bustine, che già di loro avevano richiesto confezioni e imballaggi vari e costi di produzione. Ma l’Europa non può mica smentire sé stessa, perché il gusto vero del burocrate sta nel cambiare gli usi e poi spostare l’angolazione e rimetterli a posto. Una volta terminato di misurare i cetrioli e trovata la formula matematica di calcolo della curvatura delle banane, hanno scongelato il genio dell’Operazione zucchero & affini del 2001 e l’hanno rimesso all’opera, dandogli carta bianca (senza cloro) purché non riesumasse il comodo e pratico zucchero a zollette. Ed ecco il lampo di luce politicamente corretto che illumina le dodici stelle dell’Unione, le fa brillare e manda in fibrillazione i suoi cittadini: contrordine compagni (vale per tutti), le bustine non vanno più bene. Dopo oltre venti anni, e dopo venti anni si diceva, si sono accorti che i costi ambientali di produzione e smaltimento dei contenitori sono (sarebbero, potrebbero essere, è sicuro che siano) di molto superiori ai benefici igienici. Passato il Covid, insomma, si può tornare indietro: dal 12 agosto di quest’anno comincia ad applicarsi il nuovo regolamento sugli imballaggi (Ppwr) e dal I gennaio 2030 dovranno sparire le monoporzioni in plastica di zucchero, salse e affini. Il nastro torna indietro a Totò che affonda più volte il cucchiaino nella zuccheriera del bar e dolcifica il caffè cercando di spiegare come lo zucchero-capitale finisce sempre alla tazza-capitalista, e davanti a un attonito Peppino De Filippo che non capisce conclude: «Quelli come lei sono quelli che si fanno sempre mettere i piedi sulla testa». E non c’era ancora l’UE-Mary Poppins: basta un poco di zucchero e la pillola va giù. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46317849]]
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L'ex attaccante, ora opinionista, non risparmia critiche ai centravanti bianconeri.
ROMA (ITALPRESS) – Il settore dei trasporti e della logistica in Italia vale il 9% del Prodotto Interno Lordo e rappresenta un comparto strategico per l'economia nazionale. A sottolinearlo è Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica che nel 2026 celebra 80 anni di attività. “Sebbene a volte non arrivi così tanto agli onori della cronaca, è un settore che ha un rilievo molto importante, perchè senza trasporti, logistica e spedizioni il carrello della spesa non sarebbe pieno”, spiega Cappa in un'intervista a Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. Confetra riunisce una ventina di federazioni, circa 50 associazioni provinciali e territoriali e 13 associazioni regionali. Il 2025 si è rivelato un anno complesso per il settore, segnato da fenomeni che hanno inciso profondamente sul commercio internazionale. Riguardo ai dazi statunitensi, Cappa invita alla cautela: “Nelle prime settimane si temeva avrebbero prodotto effetti devastanti. Oggi questi effetti così negativi non li abbiamo registrati, ma le conseguenze di ogni trasformazione sul commercio internazionale avvengono dopo un pò di tempo. Qualche effetto potrebbe arrivare nei prossimi mesi”. Nonostante le turbolenze, il settore ha tenuto. “Il sistema funziona”, assicura il direttore generale di Confetra, anche se con performance differenziate: il trasporto aereo merci è in crescita, quello marittimo e l'autotrasporto mantengono livelli simili agli anni precedenti, mentre la distribuzione urbana registra tensioni sulle marginalità. La situazione più critica riguarda il trasporto ferroviario merci, con cali superiori al 10%, dovuti ai lavori del PNRR e alle manutenzioni in corso. “Sono opere assolutamente benvenute, ma la ferrovia ha sofferto molto questa situazione, che si protrarrà ancora per tutto il 2026. Servirebbe un supporto maggiore per le imprese ferroviarie merci private, così come altri Paesi hanno fatto all'estero”, evidenzia Cappa. Sul fronte internazionale, Confetra sostiene gli accordi commerciali dell'Unione Europea con Mercosur e India: “Allargare i mercati dell'Italia e dell'Europa è un elemento essenziale in momenti di forti tensioni internazionali”, spiega il direttore generale. Particolare attenzione viene riservata alla transizione energetica. “Abbiamo obiettivi estremamente sfidanti al 2030 e al 2050”, spiega Cappa, che però chiede realismo all'Unione Europea sulla propulsione elettrica: “Se non ci sono mezzi pesanti che garantiscono percorrenze e costi adeguati, e mancano sistemi di ricarica efficienti sulla rete autostradale europea, bisognerà utilizzare altre tecnologie come il biodiesel”. Critica la posizione di Confetra sulla tassa di 2 euro per le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, definita “un boomerang” dal direttore generale. “Abbiamo spostato traffici dall'Italia ad altri aeroporti europei come Lipsia e Budapest. Non incassiamo i 2 euro, perdiamo il controllo del traffico e abbiamo maggiori emissioni per il trasporto via camion”, denuncia Cappa. Infine, il tema del lavoro: nel comparto esiste un mismatch crescente nonostante le riforme sugli ITS post diploma. “Il nostro settore non è solo trasportatori e magazzinieri. Mancano ingegneri, programmatori, statistici. E c'è una carenza di 35.000 autisti, con un'età media preoccupante”, conclude il direttore generale. – Foto ufficio stampa Confetra – (ITALPRESS).
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