Lech e Juan Carlos: com’è duro essere eroi in democrazia

Lech e Juan Carlos: com’è duro essere eroi in democrazia

Il 14 agosto 1980, un uomo di 37 anni da poco licenziato per attività sindacali, scavalcò il cancello dei cantieri Lenin di Danzica e si unì allo sciopero. Salì su un bulldozer, prese un megafono: «Non lasciamo i cantieri finché non vinceremo!». In tre settimane dieci milioni di lavoratori scioperarono. Nacque Solidarnosc, primo sindacato libero in un Paese comunista. Lech Walesa divenne un’icona mondiale. Era nato nel 1943 nel villaggio di Popowo. Crebbe povero, divenne elettricista. Per dieci anni organizzò proteste clandestine. Nel 1980 era pronto. In 16 mesi Solidarnosc divenne il movimento più grande del blocco comunista. Il 13 dicembre 1981, il generale Jaruzelski impose la legge marziale: arresti di massa, Solidarnosc fuorilegge, carri armati. Ma il sindacato resistette nella clandestinità e nel 1989, quando Gorbaciov smise di sostenere i regimi satellite, Varsavia dovette negoziare. Walesa vinse e nel 1990 divenne presidente. Ma da presidente deluse. Era carismatico come leader operaio, inadeguato come statista. Specie in un Paese come la Polonia dove lo snobismo è la seconda religione più praticata. Un capo dello Stato che ai ricevimenti ufficiali sorbisce la minestra emettendo risucchi intollerabili. Nel 1995 perse le elezioni contro un ex comunista. Poi arrivarono le accuse: negli anni Settanta avrebbe aiutato i servizi segreti. Walesa negò sempre e come sempre il dubbio restò. *** Il 23 febbraio 1981, alle 18:22, il tenente colonnello Tejero entrò nel Congresso spagnolo con duecento guardie civili armate. Sparò al soffitto, urlò «¡Se sienten, coño!». I militari franchisti volevano fermare la democratizzazione. A mezzanotte, il re Juan Carlos apparve in TV in uniforme. Disse: «La Corona non può tollerare azioni che tentino di interrompere il processo democratico». I golpisti si fermarono. Il re aveva salvato la democrazia. Juan Carlos era nato nel 1938 a Roma, in esilio. Suo nonno, Alfonso XIII, era stato cacciato nel 1931. Nel 1936 Franco vinta la guerra civile, fece tornare Juan Carlos per educarlo come successore. Lo mise in accademia militare, lo controllò. Quando Franco morì nel novembre 1975, Juan Carlos divenne re. Aveva 37 anni. Molti pensavano sarebbe stato «Franco senza Franco». Invece il discendente di Isabella II tradì. Nel 1976 legalizzazione dei partiti, nel 1977 elezioni democratiche. Per vent’anni fu il re più amato e rispettato. Poi il crollo: nel 2012, mentre la Spagna affondava nella crisi, Juan Carlos andò a caccia di elefanti in Botswana con l’amante. Si ruppe il femore, dovette essere evacuato. Lo scandalo esplose. Emersero conti offshore, tangenti da Arabia Saudita, donne. Nel 2014 abdicò. L’eroe della Transizione era diventato simbolo di corruzione. giovanni.longoni@liberoquotidiano.it

Gherardo Colombo: “Giustizia a due velocità? Chi commette reati da strada subito in carcere, i colletti bianchi invece prescritti”

Gherardo Colombo: “Giustizia a due velocità? Chi commette reati da strada subito in carcere, i colletti bianchi invece prescritti”

“Io vorrei sottolineare che la giustizia va a due velocità, perché le persone che commettono reati da strada sono arrestate quando vengono scoperte, portate immediatamente davanti al giudice e se hanno qualche precedente o comunque non si capisce bene chi siano, vanno a finire in prigione e di questo nessuno si lamenta, anzi si chiede […] L'articolo Gherardo Colombo: “Giustizia a due velocità? Chi commette reati da strada subito in carcere, i colletti bianchi invece prescritti” proviene da Il Fatto Quotidiano .

Addio a Gigi Marsico, uno dei papà della televisione

Addio a Gigi Marsico, uno dei papà della televisione

La televisione dei padri fondatori “si spegne” definitivamente con la scomparsa di Gigi Marsico, morto ieri all’età di 98 anni. Capostipite di un racconto televisivo capace di esplorare il mondo da un punto di vista eminentemente torinese, dove la Rai tv nacque, Marsico si può considerare a buona un pioniere del piccolo schermo italiano. Per ricordarlo Rai Cultura gli dedica una puntata di RAInchieste condotta da Giorgio Zanchini, in onda stasera alle 23 su Rai Storia. Attraverso la sua “esplorazione”, gli italiani hanno conosciuto volti del Paese fino ad allora poco noti. Elegante e mai retorico lo stile dei suoi servizi, caratterizzati da un marchio di fabbrica riconoscibile: la volontà di dare voce a chi non aveva voce, gli ultimi, le persone relegate ai margini: dai lavoratori arrivati dal Mezzogiorno, ai giovani detenuti del carcere Ferrante Aporti. Nato il 4 giugno 1927 a Costantinopoli, l’attuale Istanbul, Marsico entrò in Rai all’inizio degli anni Cinquanta come interprete di radiodrammi. Nel 1955 divenne giornalista professionista in forze al Giornale Radio. Fu Enzo Biagi a volerlo in televisione, intuendo la capacità che Marsico aveva di osservare il presente. Negli anni Settanta portò sullo schermo, per la prima volta, storie di prostituzione e omosessualità. Storica fu anche la sua amicizia con Piero Angela, nata all’università di Torino nel 1947, grazie alla passione comune per il jazz: uno pianista, l’altro chitarrista. Nel ‘68 raccontò il Festival di Sanremo come inviato del Tg. Tra i lavori più emblematici di Marsico resta sicuramente Voci dal mondo dei vinti, reportage del 1981 dedicato alla comunità occitana, un’Italia interna e dimenticata, lontana dai centri decisionali. Realizzato per Tg2 Dossier, il servizio fu inizialmente bloccato perché ritenuto di interesse locale. Solo dopo un acceso dibattito pubblico andò in onda nel giugno 1982 sul settimanale del Tg3, testata sensibile alle identità territoriali. Un epilogo che riassume perfettamente il senso del lavoro di Gigi Marsico: dare spazio a ciò che altrimenti sarebbe rimasto invisibile.

Olimpiadi, Franco Nones: giochi in Val di Fiemme ciliegina sulla torta

Olimpiadi, Franco Nones: giochi in Val di Fiemme ciliegina sulla torta

Val di Fiemme, 9 feb. (askanews) - Franco Nones primo campione olimpico italiano della storia dello sci di fondo a Grenoble nel 1968 è stato uno dei tedofori della Val di Fiemme. Classe 1941 è considerato uno dei padri del movimento fondistico in Italia e commenta con soddisfazione che le Olimpiadi siano arrivate anche nella sua terra. "Direi che è la più grande soddisfazione che potevo avere, poi sto ancora bene per fortuna anche da poterle seguire per bene. Abbiamo un'organizzazione eccezionale perché ci siamo allenati a fare tre campionati del mondo, che questo non è poco. E le Olimpiadi poi sono la ciliegina sulla torta, un ringraziamento a quello che la Val di Fiemme e il Trentino hanno fatto per questo sport invernale per lo sci di fondo.