Tattiche, strategie e addestramento: così agiscono i nuovi black-block

Tattiche, strategie e addestramento: così agiscono i nuovi black-block

Travisamenti, scudi, petardi, bottiglie incendiarie, fuochi d'artificio, bastoni e striscioni con telai scomponibili. È lo stesso arsenale visto sabato a Milano e dieci giorni fa a Torino. Non improvvisazione, ma preparazione. Dietro gli scontri tra gruppi incappucciati e forze dell'ordine c'è una tattica collaudata, una forma di guerriglia urbana che si ripete, si affina e si tramanda. I black-bloc, infatti, più che un'organizzazione sono un metodo. Una tecnica di azione violenta adottata da militanti dell'area anarchica e autonomista che si inseriscono nei cortei per colpire obiettivi simbolici e pragmatici, ossia, fisici: forze dell'ordine, infrastrutture, istituzioni. Si vestono di nero, coprono il volto, agiscono in gruppo e si disperdono rapidamente. Negli scontri di Milano, come a Torino, lo schema è stato identico. Un primo fronte apparentemente pacifico. Poi la comparsa di gruppi incappucciati con caschi o maschere antigas indossati in pochi secondi e coperti dall'accensione di fumogeni. A seguire parte il lancio coordinato di petardi e razzi, insieme a tentativi di forzare cordoni, imbocchi stradali e aree sensibili. Quando arriva la risposta delle forze dell'ordine scatta la dispersione. I black-bloc si muovono per "affinity group", piccoli nuclei affiatati che si preparano separatamente e si ricongiungono sul terreno con segnali concordati. Studiano i percorsi dei cortei, fanno ricognizioni preventive, individuano vie di fuga, luoghi per occultare materiali e punti di attacco. Alcuni distraggono, altri colpiscono. Altri si occupano di recuperare chi viene bloccato, con le cosiddette manovre di "de-arresto". L'addestramento non avviene in strutture "militari", ma in contesti informali. Palestre politiche, allenamenti in spazi aperti, esercitazioni di resistenza fisica. In Italia, l'area No Tav della Val di Susa è stata più volte indicata dagli investigatori come una «palestra» della guerriglia, dove tecniche poi replicate in città vengono sperimentate sul campo. All'estero, invece, esistono vere e proprie palestre di ispirazione anarchica dove l'allenamento fisico è legato alla militanza politica. Le armi usate sono semplici, ma efficaci. Bastoni, spranghe, tubi metallici, bottiglie di vetro trasformate in molotov. Pietre e mattoni raccolti sul posto, oltre a fuochi d'artificio utilizzati come ordigni rudimentali. Scudi artigianali in legno o plastica rinforzata. Spray urticanti e sostanze irritanti. In alcuni casi coltelli. Ma sempre oggetti comuni convertiti a uso offensivo. In casi più rari, all'estero, si è arrivati anche all'uso di armi da fuoco. Alcuni episodi documentati negli Stati Uniti, che restano eccezioni, mostrano un salto di qualità possibile in questo senso. In Europa, invece, al momento la scelta resta quella di un armamento "povero", facilmente reperibile e difficilmente tracciabile. A Torino, durante gli scontri per Askatasuna, sono state sequestrate anche fionde, martelli, bombe carta e materiali incendiari. A Milano, petardi e fuochi d'artificio sono stati lanciati sopra i binari ferroviari e contro i cordoni di polizia. Il contesto ideologico che muove questi gruppi è noto. Anticapitali.

Patrizia De Blanck è morta a 85 anni: il silenzio sugli ultimi mesi

Patrizia De Blanck è morta a 85 anni: il silenzio sugli ultimi mesi

Patrizia de Blanck è morta a Roma all’età di 85 anni. La notizia è stata annunciata dalla figlia Giada attraverso un toccante post su Instagram, accompagnato da una foto che le ritrae insieme.Nel messaggio, Giada esprime il suo immenso dolore: "Con immenso dolore, annuncio la scomparsa di mia mamma, la contessa Patrizia De Blanck. Mia madre è stata una figura iconica, che ha segnato un'epoca di eleganza, romanticismo e autenticità - sottolinea Giada de Blanck - Con lei si chiude un capitolo insostituibile della mia vita e di un'intera epoca. Il suo coraggio, la sua forza e la sua luce vivranno per sempre in me. Ringrazio chi l'ha amata. Riposa in pace, mamma, per sempre nel mio cuore".Patrizia, figlia di Lloyd Dario (ultima discendente della famiglia veneziana proprietaria di Ca' Dario) e dell’ambasciatore cubano Guillermo De Blanck y Menocal, è stata un personaggio noto anche in televisione. Tra le sue apparizioni più celebri: Chiambretti Night nel 2002, L’isola dei famosi nel 2008 e Grande Fratello Vip nel 2020. Giada descrive un legame profondo e unico con la madre: "Con tanta difficoltà scrivo questo messaggio, non ho la forza neanche di parlare. Chi mi conosce sa che per me la mia mamma era tutto - sottolinea ancora Giada de Blanck - Avevamo un rapporto stupendo: era la mia migliore amica, il mio punto di riferimento, la mia vita. Ho dedicato la mia vita a lei con amore, cura, determinazione e dedizione, e tante volte siamo riuscite a vincere insieme e spesso sono riuscita a salvarla".Nonostante gli sforzi estremi, questa volta non è bastato: "Questa volta, nonostante abbia fatto l'impossibile e lottato con tutte le mie forze, non è bastato - aggiunge - Speravo come altre volte che avremmo, da guerriere quali siamo sempre state, vinto anche questa battaglia con la forza dell'amore. Ho affrontato un percorso durissimo e doloroso senza crollare, per me e per lei, cercando di infonderle forza e amore fino all'ultimo". Giada ha scelto la riservatezza totale durante la malattia devastante della madre: "Per scelta ho vissuto tutto nel silenzio e nella riservatezza, in un momento estremamente delicato e terribile per tutte e due proteggendola da tutto, dalla sua devastante malattia e affrontando il dolore lontano da tutti - conclude Giada de Blanck - Sono profondamente segnata da questo percorso difficile e doloroso e dilaniata da una sofferenza che non si può spiegare: con lei se n'è andata una parte di me. Vivrò per due, questa è la promessa. Vivrò per lei, che vive dentro di me e nel mio cuore per sempre. Neanche la morte potrà dividerci".

La storia del villaggio Neve Shalom, dove ebrei e palestinesi convivono pacificamente

La storia del villaggio Neve Shalom, dove ebrei e palestinesi convivono pacificamente

Esistono al mondo luoghi che possiamo considerare eliche centrifughe di pace, esperienze, esempi di valore universale che remano controcorrente nelle acque agitate della guerra. Il villaggio di Neve Shalom – Wahat Al-Salam (Oasi di pace, in ebraico e in arabo) fondato dal padre domenicano Bruno Hussar nel 1969, che si trova in Israele, a metà […] L'articolo La storia del villaggio Neve Shalom, dove ebrei e palestinesi convivono pacificamente proviene da Il Fatto Quotidiano .

Patrizia De Blanck è morta a 85 anni. La figlia della contessa: “Devastante malattia”

Patrizia De Blanck è morta a 85 anni. La figlia della contessa: “Devastante malattia”

E' morta a Roma, a 85 anni, Patrizia De Blanck. A dare l'annuncio la figlia Giada in un lungo post pubblicato su Instagram insieme a una foto che le ritraeva insieme: "Con immenso dolore, annuncio la scomparsa di mia mamma, la contessa Patrizia De Blanck. Mia madre è stata una figura iconica, che ha segnato un'epoca di eleganza, romanticismo e autenticità - sottolinea Giada De Blanck -. Con lei si chiude un capitolo insostituibile della mia vita e di un'intera epoca. Il suo coraggio, la sua forza e la sua luce vivranno per sempre in me. Ringrazio chi l'ha amata. Riposa in pace, mamma, per sempre nel mio cuore". "Con tanta difficoltà scrivo questo messaggio, non ho la forza neanche di parlare. Chi mi conosce sa che per me la mia mamma era tutto - sottolinea ancora Giada De Blanck -. Avevamo un rapporto stupendo: era la mia migliore amica, il mio punto di riferimento, la mia vita. Ho dedicato la mia vita a lei con amore, cura, determinazione e dedizione, e tante volte siamo riuscite a vincere insieme e spesso sono riuscita a salvarla…". "Questa volta, nonostante abbia fatto l'impossibile e lottato con tutte le mie forze, non è bastato - aggiunge -. Speravo come altre volte che avremmo, da guerriere quali siamo sempre state, vinto anche questa battaglia con la forza dell'amore. Ho affrontato un percorso durissimo e doloroso senza crollare, per me e per lei, cercando di infonderle forza e amore fino all'ultimo". "Per scelta ho vissuto tutto nel silenzio e nella riservatezza, in un momento estremamente delicato e terribile per tutte e due proteggendola da tutto, dalla sua devastante malattia e affrontando il dolore lontano da tutti - conclude Giada De Blanck -. Sono profondamente segnata da questo percorso difficile e doloroso e dilaniata da una sofferenza che non si può spiegare: con lei se n'è andata una parte di me. Vivrò per due, questa è la promessa. Vivrò per lei, che vive dentro di me e nel mio cuore per sempre. Neanche la morte potrà dividerci". Patrizia De Blanck, figlia di Lloyd Dario, ultima discendente della famiglia veneziana un tempo proprietaria del palazzo Ca' Dario, e dell'ambasciatore di Cuba S.E. Guillermo De Blanck y Menocal, è stata anche un personaggio televisivo. Tra le sue numerosi partecipazioni a programmi sul piccolo schermo, quella a 'Chiambretti c'è' nel 2002, 'L'isola dei famosi' nel 2008 e il Grande Fratello Vip nel 2020.