Ecco che cos'è e come funziona lo strumento utilizzato per guarire la grave frattura della campionessa

Ecco che cos'è e come funziona lo strumento utilizzato per guarire la grave frattura della campionessa

Lindsey Vonn ha postato sui social una foto dall’ospedale dopo il grave infortunio alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. «Oggi ho subito il mio terzo intervento chirurgico ed è riuscito», scrive la campionessa americana. E, ringraziando lo staff medico, sottolinea che […] L'articolo Lindsey Vonn, la foto dall’ospedale con il fissatore alla gamba: «Faccio progressi» sembra essere il primo su iO Donna .

“Non so cosa ho addosso, non capisco. Fino a tre anni fa ho buttato via la mia vita”: crisi di pianto per Opi ad “Amici di Maria De Filippi” – IL VIDEO

“Non so cosa ho addosso, non capisco. Fino a tre anni fa ho buttato via la mia vita”: crisi di pianto per Opi ad “Amici di Maria De Filippi” – IL VIDEO

Ore frenetiche per i ballerini e i cantanti di “Amici di Maria De Filippi” perché solo 12 di loro potranno accedere al Serale del programma, che dovrebbe iniziare a marzo in prime time su Canale 5. Nella puntata del pomeridiano di ieri 11 febbraio, il cantante Opi (vero nome (Simone Opini) durante le prove con […] L'articolo “Non so cosa ho addosso, non capisco. Fino a tre anni fa ho buttato via la mia vita”: crisi di pianto per Opi ad “Amici di Maria De Filippi” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano .

Schiaffo a Trump sui dazi al Canada: la Camera approva la revoca con 6 repubblicani ribelli

Schiaffo a Trump sui dazi al Canada: la Camera approva la revoca con 6 repubblicani ribelli

L'aula della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti è diventata, nella notte italiana, il teatro di una delle sfide politiche più aperte e frontali all'autorità di Donald Trump dall'inizio del suo secondo mandato. Con un voto che ha scosso le fondamenta del Partito Repubblicano, è stata approvata una risoluzione per revocare i dazi del 25% imposti dal tycoon su tutti i beni provenienti dal Canada. Un atto che la stampa internazionale, dal Financial Times al New York Times, non esita a definire un vero e proprio "schiaffo" al Presidente, inferto proprio mentre la tensione diplomatica con Ottawa raggiungeva il punto di rottura. Il conteggio finale, 219 voti favorevoli contro 211 contrari, racconta solo parte della storia. Il dato politico dirompente è la partecipazione di sei esponenti repubblicani che hanno deciso di rompere i ranghi, sfidando apertamente le minacce di ritorsione elettorale lanciate dal tycoon via social. Questi "ribelli" (Don Bacon, Dan Newhouse, Brian Fitzpatrick, Lori Chavez-DeRemer, Mike Lawler e Juan Ciscomani) hanno scelto di dare priorità alla stabilità economica dei propri distretti piuttosto che alla fedeltà ideologica, segnalando una profonda crepa nel muro di contenimento conservatore. Questa rivolta parlamentare si inserisce in un contesto già infiammato dalle recenti e discusse decisioni di Trump riguardanti il confine settentrionale. Solo pochi giorni fa, c'era stato l'annuncio shock del tycoon di voler bloccare l'apertura del ponte Gordie Howe, l'imponente infrastruttura che collega Detroit a Windsor. Quel ponte, destinato a diventare l'arteria vitale per il commercio automobilistico nordamericano, è stato trasformato da Trump in un ostaggio politico, una leva per forzare il governo canadese a concessioni su immigrazione e sicurezza. Il voto della Camera suona quindi come una risposta diretta e stizzita a questa strategia del "ricatto infrastrutturale". Le dichiarazioni raccolte dal Washington Post riflettono la gravità della frattura. Il Repubblicano Don Bacon, uno dei leader della fronda, ha dichiarato senza mezzi termini: "I dazi rappresentano un saldo negativo netto per la nostra economia; sono una tassa significativa sui consumatori, sui produttori e sugli agricoltori americani". Bacon ha poi aggiunto un monito costituzionale: "Perché il Congresso non dovrebbe difendere la propria autorità indipendente e i propri poteri?". Sulla stessa linea si è espresso Dan Newhouse, rappresentante repubblicano dello stato di Washington, che ha sottolineato come, pur comprendendo l'uso dei dazi come strumento negoziale, la loro applicazione indiscriminata al Canada abbia "danneggiato direttamente i cittadini e le imprese del mio Stato". Queste voci non sono isolate, ma trovano sponda in un fronte democratico compatto che accusa il tycoon di isolazionismo distruttivo. Gregory Meeks, esponente di spicco dei dem, ha rimarcato come questa politica stia "danneggiando il rapporto con il Canada, spingendolo paradossalmente più vicino alla Cina e facendo impennare i prezzi domestici". La reazione di Trump non si è fatta attendere ed è stata, come prevedibile, furibonda. Attraverso il suo profilo su Truth Social, il Presidente ha lanciato un avvertimento diretto ai dissidenti del suo partito: "Qualsiasi repubblicano che voterà contro i dazi dovrà affrontare gravi conseguenze alle urne, comprese le primarie". Per il tycoon, i dazi non sono semplici tasse, ma strumenti essenziali per la "Sicurezza Economica e Nazionale". La sua retorica dipinge il Canada non come un alleato storico, ma come un avversario commerciale che approfitta della generosità americana, una visione che però si scontra con la realtà dei fatti: milioni di posti di lavoro negli USA dipendono direttamente dalle catene di approvvigionamento integrate con il vicino canadese. L'analisi critica di questo passaggio parlamentare rivela che lo scontro non riguarda solo le cifre delle esportazioni, ma l'essenza stessa della democrazia americana: il bilanciamento dei poteri tra la Casa Bianca e il Campidoglio. Il "no" della Camera ai dazi, pur avendo un valore ampiamente simbolico (dato che Trump detiene il potere di veto e per superarlo servirebbe una maggioranza di due terzi), rappresenta un segnale d'allarme che il Presidente non può ignorare. Il legame tra il blocco del ponte di Detroit e la risoluzione anti-dazi è evidente: il Congresso ha deciso di sottrarre a Trump le "armi" con cui stava conducendo la sua battaglia personale contro Ottawa. Mentre il ponte Gordie Howe resta un'opera incompiuta e contesa, la Camera ha cercato di ripristinare una parvenza di normalità nelle relazioni commerciali, rifiutando la logica del conflitto permanente. In conclusione, la notte di Washington ha mostrato un Trump insolitamente vulnerabile sul piano interno.

Bufera di neve sull’Etna, cinque persone restano bloccate con le auto: soccorse dalla Gdf – Video

Bufera di neve sull’Etna, cinque persone restano bloccate con le auto: soccorse dalla Gdf – Video

Nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 11 febbraio, i militari del soccorso alpino della Guardia di finanza di Nicolosi hanno soccorso cinque persone che erano rimaste bloccate con le proprie macchine sulla strada provinciale 92 sul versante Sud dell’Etna sorprese da una violenta bufera di neve nella zona del Rifugio Sapienza, vicino ai Crateri Silvestri. […] L'articolo Bufera di neve sull’Etna, cinque persone restano bloccate con le auto: soccorse dalla Gdf – Video proviene da Il Fatto Quotidiano .

Speranze di medaglia anche nella staffetta mista dello slittino con gli azzurri vincitori ieri di ben 4 ori

Speranze di medaglia anche nella staffetta mista dello slittino con gli azzurri vincitori ieri di ben 4 ori

Con ancora negli occhi i bellissimi due ori conquistati ieri nello slittino, alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 di oggi 21 febbraio gli occhi sono tutti puntati sulle gare di Francesca Lollobrigida e Arianna Fontana. Già vincitrici di uno splendido oro […] L'articolo Olimpiadi: le gare di oggi e il programma. In pista Francesca Lollobrigida e Arianna Fontana sembra essere il primo su iO Donna .

Report e Ranucci, l'ossessiva caccia alla "mafia nera"

Report e Ranucci, l'ossessiva caccia alla "mafia nera"

Una colossale smentita e pure una querela. Non è male, il bilancio della puntata di Report del 4 gennaio scorso. Il tema è uno di quelli tanto cari alla sinistra, la cosiddetta “pista nera” per le stragi mafiose del 1992-94. E lo schema è un po’ sempre il solito: il pentito che attacca questo e quello, la trasmissione che confeziona un servizio con una tesi precostituita, i giornali amici che rilanciano il tutto come fossero verità incontrovertibili. Peccato che poi, scavando un po’, dello scandalo non resti granché. Nello specifico, come spiegato dallo stesso Ranucci, l’inchiesta di Report si basava «sugli audio in cui Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio Troia, parla della presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, a Capaci, e di sopralluoghi, pochi giorni prima della strage, dove è stato posto l’esplosivo». Non solo. Nella puntata si parlava anche dell’amico che avrebbe tradito Paolo Borsellino, che sarebbe, secondo la ricostruzione, Guido Lo Porto, ex deputato del Msi ed ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Il contenuto della puntata, però, è stato sostanzialmente demolito dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, intervenuto martedì in commissione parlamentare antimafia. De Luca, di fatto, ha smontato la “pista nera” a partire dalla scarsa attendibilità di Lo Cicero: «Il collaboratore di giustizia è uno strumento fondamentale ma molto pericoloso se non gestito adeguatamente. I principali disastri giudiziari sono stati causati da una non adeguata trattazione dei collaboratori. Mi riferisco al caso Tortora e al depistaggio a opera di Vincenzo Scarantino». Quindi l’affondo finale: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia. Come scrissero i giudici già nel ’95 ha mentito sulla sua appartenenza a Cosa Nostra, per cui tutto quello che sostiene di avere appreso dagli uomini d’onore è totalmente falso». Le stesse perplessità De Luca le ha pure sul ruolo di Lo Porto. Ricostruiamo brevemente. I magistrati Massimo Russo e Alessandra Camassa hanno detto di aver sentito Borsellino dire tra le lacrime di essere stato «tradito da un amico». Si trattava di Lo Porto? Borsellino era stato informato di una sua ipotetica vicinanza al boss Troia? De Luca non ci crede: se gli avessero detto «“Guarda che il tuo amico Guido frequenta Troia”, è ragionevole presumere che Borsellino una reazione l’avrebbe avuta. E questo sarebbe stato un fatto indimenticabile». Invece una reazione nessuno la ricorda. «Da ciò si trae non la prova, ma un elemento, un indizio abbastanza valido del fatto che probabilmente l’amico traditore non fosse Lo Porto». Il quale, infatti, ha deciso di difendersi querelando. Spiega l’avvocato Stefano Giordano: «Lo Porto risulta destinatario di dichiarazioni ritenute calunniose e diffamatorie ad opera dei giornalisti Sigfrido Ranucci e Paolo Mondani nella puntata di Report del 4 gennaio; dichiarazioni nelle quali viene accusato di essere l’amico che “tradì” Borsellino. Confidiamo che venga sgomberato il campo da ogni illazione sul coinvolgimento di esponenti della destra in quelle stragi». Ma perché, andando anche oltre Report, la sinistra ha l’ossessione della “pista nera”? Le ragioni sono diverse. Per prima cosa tanti, tra i progressisti, non digeriscono il fatto che Borsellino fosse un uomo di destra, cresciuto tra i giovani missini. E che, come spiegato da Giuseppe Ayala, in quell’ambiente avesse conservato fino all’ultimo «amicizie forti». Lo Porto, certo, ma anche Alfio Lo Presti e Giuseppe Tricoli, professore di storia con cui passò l’ultimo giorno della sua vita. E poi dà forse fastidio il fatto che sul fronte della lotta alla mafia il Msi abbia un pedigree invidiabile, tanto da essere l’unico partito ad aver votato Borsellino per il Quirinale nel 1992. E infine, insomma, Giorgia Meloni ha sempre detto di aver iniziato a far politica dopo la strage di via D’Amelio. Se si potesse dire che dietro quell’anno orribile c’erano anche pezzi di destra...

Stangata di Gualtieri sulle auto elettriche, permesso Ztl a mille euro

Stangata di Gualtieri sulle auto elettriche, permesso Ztl a mille euro

Contrordine romani. Potete anche rivendere quell' auto elettrica che avete acquistato per poter entrare nella Ztl senza regalare soldi alle casse comunali o per scampare alla famigerata (e poi abortita) Ztl Fascia verde. La stangata del Campidoglio potrebbe essere "servita" già prima dell'estate al costo di mille euro per un permesso di accesso nella Zona a traffico limitato del Centro. Alla faccia della capitale «green». L'assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, ha firmato due provvedimenti di indirizzo che entro febbraio arriveranno all'esame della giunta. Ci vorranno poi un paio di mesi per rodare il sistema e poi le nuove regole saranno operative. La prima direttiva introduce un permesso annuale al costo di mille euro per i veicoli esclusivamente elettrici, che oggi entrano gratis in Ztl, mentre resterà gratuito il parcheggio sulle strisce blu. Il pass resta a costo zero per categorie come i residenti, i disabili, i rappresentanti di commercio e le strutture alberghiere. Chi oggi ha un permesso gratuito riceverà, quindi, una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità in cui saranno indicate le modalità per richiedere quello a pagamento e continuare ad accedere alla Ztl.  «Pur trattandosi di mezzi a zero emissioni, questa crescita sta incidendo sulla congestione del traffico e sulla disponibilità di stalli di sosta, soprattutto nel centro storico», spiega l'assessore. La seconda direttiva cancella invece l'attuale gratuità del parcheggio sulle strisce blu (tranne che nell'ambito di residenza) per chi ha un mezzo mild hybrid , mantenendo invece l'esenzione per i veicoli full hybrid e plug-in hybrid. Provvedimento che il Campidoglio motiva così: «Dal punto di vista emissivo, i veicoli mild hybrid presentano benefici limitati» rispetto alle altre due categorie. Spazio ai pedali, dunque, visto che a questo punto non resta davvero che la bicicletta. Per fortuna l'amministrazione Gualtieri ha riempito la città di ciclabili improbabili. E ora viene il dubbio che anche queste facciano parte di un piano diabolico pensato nei minimi dettagli per far fuori definitivamente i romani dal centro storico.