Punti, vantaggi e miglia aeree: l’84% dei viaggiatori sfrutta i programmi fedeltà per risparmiare
Viaggi: il 68% dei viaggiatori ha prenotato fuori dai programmi fedeltà per ottenere offerte migliori nell’ultimo anno.
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La madre è nel carcere di Pontedecimo, con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’udienza per la convalida del fermo sarà giovedì. Si indaga sul ruolo dei servizi sociali
Vasta operazione anticamorra dei carabinieri a Caserta; eseguite misure cautelari nei confronti di un sodalizio camorristico. Continua a leggere
By Philip BlenkinsopBRUSSELS, Feb 11 (Reuters) - European Union leaders gather in a Belgian castle on Thursday to thrash out how they can compete economically with a glob… Leggi
Riflettori sul superG maschile di sci alpino (presente Mattarella). Il pomeriggio il biathlon femminile. Gli appuntamenti della sera: la danza sul ghiaccio
È finita l'era delle piste fantasma sulla strage di Capaci: la Procura di Caltanissetta ha messo una pietra tombale sulla «pista nera», quella teoria che per anni ha suggerito un'alleanza tra mafia e neofascisti, con Stefano Delle Chiaie come figura chiave. Salvatore De Luca, procuratore di Caltanissetta, davanti alla commissione Antimafia ha smontato pezzo per pezzo una delle più clamorose fughe in avanti della magistratura degli ultimi anni. E lo ha fatto puntando il dito contro tutti: la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, i collaboratori di giustizia trasformati in «jukebox, tu digiti quello che vuoi sentire», e soprattutto contro chi ha dato ossigeno a questa narrazione. E uno di questi è Roberto Scarpinato, oggi parlamentare 5 Stelle e componente della stessa commissione Antimafia. De Luca, in sostanza, ha definito la vicenda uno sperpero di risorse e un depistaggio che riecheggia flop giudiziari. «La figura di Alberto Lo Cicero ricorda assolutamente quella di Vincenzo Scarantino, protagonista del depistaggio delle indagini sull'attentato al giudice Borsellino», ha dichiarato De Luca. «Pista nera» che secondo la procura si basava su colloqui senza valore probatorio, presunti avvistamenti e legami tra Cosa Nostra e destra eversiva. Si ipotizzava Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, presente a Palermo e complice nell'attentato del 23 maggio 1992, che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta. De Luca ha smontato tutto: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia. E false sono le dichiarazioni della Romeo (la sua compagna, ndr) che ha come fonte delle sue rivelazioni Lo Cicero». Anni e risorse dissipate in indagini velleitarie. De Luca ha ironizzato: «Pensate che Delle Chiaie fosse uno spiccia faccende? Che stava lì con la macchina blu, con su la bandierina dei servizi e quella di Avanguardia Nazionale ad aspettare il tritolo per Capaci». Ha insistito: «I principali disastri giudiziari recenti commessi per inesperienza o inadeguatezza sono connessi a una scorretta gestione dei collaboratori di giustizia e quindi si sarebbero potuti evitare». Casi come Vincenzo Scarantino su Borsellino o Tortora ricordano i rischi. Poi c'è il capitolo Report, la trasmissione di Rai3 che ha costruito un caso mediatico su questa storia, presentandola come una verità nascosta che finalmente emergeva. «È un'indagine più giornalistica che giudiziaria», ha tagliato corto De Luca. E ha dimostrato perché. Al centro c'è un'intervista al luogotenente dei carabinieri Walter Giustini, che avrebbe riferito alla trasmissione della tv di Stato di testimonianze su Delle Chiaie a Capaci. Ma quali testimonianze? «Una cosa è se Giustini avesse riferito di aver visto Delle Chiaie sul lungomare di Capaci mentre si pigliava il gelato con sua moglie, altra cosa se lo avesse visto davanti all'imbocco del tunnel di Capaci mentre posizionava una cassetta di tritolo», ha spiegato De Luca. Come dire, ma cosa ha visto di Delle Chiaie a Capaci? Il punto è rimasto irrisolto perché Giustini, convocato dalla Procura dopo la messa in onda di Report, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Eppure in precedenza, nelle sommarie informazioni, aveva fatto capire ai pm – come sostiene De Luca - «che non c'era nessun motivo per fare indagini su Delle Chiaie». Mentre il giornalista di Report autore dell'intervista, convocato dai magistrati, si è trincerato dietro il segreto professionale. De Luca non ha nascosto il suo stupore, misto a indignazione: «Una smentita che modifica precedenti dichiarazioni resa nel corso di un'intervista faccia parte del segreto professionale, noi come ufficio di Caltanissetta lo escludiamo nel modo più categorico». E ha aggiunto, senza peli sulla lingua: «Il segreto professionale sarebbe un utilissimo strumento per occultare una manipolazione evidente del fatto». Report sostiene che «tutto il girato fa parte del segreto professionale». «E no. E no», ha replicato De Luca. Insomma, come aveva già sentenziato lo scorso 9 dicembre davanti alla stessa commissione, per De Luca, la «pista nera» sulle stragi «vale zero tagliato».
SuperG maschile alle 11.30 sulla pista Stelvio: quattro gli azzurri in gara
Walter Massa è Presidente nazionale dell’Arci. “Dopo gli scontri in piazza a Torino. Lo Stato liberale alla sbarra. Il governo vuole carcere, repressione, pugno duro”. Così l’Unità aveva aperto la prima pagina nei giorni successivi alla manifestazione. Siamo a un altro capitolo dell’attacco allo stato di diritto? Sì, siamo di fronte a un nuovo capitolo […]
La madre del bambino: giocava, ora è in coma. Sospesi due chirurghi. Oltre al trasporto, si indaga sull’intervento iniziato forse prima di ricevere l’organo
Il mito del Mercato Globale: Rinaldi svela perché i prezzi non scendono (e chi ci guadagna davvero) L'articolo Il mito del libero mercato globale e i suoi esiti reali proviene da Scenari Economici .
KYIV, Feb 11 (Reuters) - A Russian drone strike killed four people, including three small children and their father, in a town west of Ukraine’s second-largest city of Kh… Leggi
Molte organizzazioni si dichiarano orizzontali e partecipative ma mantengono forme di potere opache e non dichiarate dove il dissenso non viene vietato ma reso rischioso: il potere che nega se stesso può trasformarsi in una forma di oppressione capace di generare […] L'articolo Potere al lavoro: quando la finzione organizzativa diventa oppressione sembra essere il primo su iO Donna .
Quello che emerge dai documenti desecretati è una tela di relazioni che legava il faccendiere ai potenti della terra: da politici come Clinton e Barak a ricconi come Gates e uomini di cultura come Allen e Chomsky. Gli Usa svelano chi inviò filmati osceni al faccendiere: l’emiratino Ahmed bin Sulayem Donald nel 2006 alla polizia di Palm Beach: «Indagatelo». I Labour sostengono Starmer. Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere
La campagna per il No di Schlein e Conte ha un primo effetto: riunire quella sinistra che non si era mai parlata e che adesso, per cambiare la giustizia, potrebbe ritrovarsi. Una rappresentazione plastica è la variegatissima platea messa insieme dal Comitato Sì Separa e dall'associazione Libertà Eguale. Nella sede della Fondazione Einaudi, c'è un mondo che, pur avendo una storia politica completamente opposta a quella di Giorgia Meloni e del suo esecutivo, ritengono «indispensabile» la riforma voluta dal ministro Nordio. Non passa inosservata, ad esempio, la presenza di Michele Magno, storico dirigente della Cgil. Intervenendo alla tavola rotonda, tenutasi nella capitale, lascia intendere come la linea di Maurizio Landini non sia il pensiero comune neanche all'interno del suo stesso sindacato. «Chi pensa che i quesiti a cui saranno sottoposti gli italiani – sottolinea – appartengono a un partito, a una coalizione o a un'associazione di categoria commette un errore». Intervento ascoltato con attenzione e applaudito da Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, in prima fila a sostenere le ragioni del Sì. Claudia Mancina, membro del Comitato centrale del Pci, invece, non risparmia quel Nazareno «che impone discipline di partito». Sui referendum, spiega, «ogni tesserato dovrebbe esprimersi secondo coscienza. A ricordarcelo Togliatti e lo stesso Berlinguer». Paola Concia, già deputata con i dem, poi, sottolinea come a "tradire" non sia stato chi ha scelto di esporsi per superare lo status quo, ma piuttosto chi dice di essere contrario a un qualcosa soltanto per contrapporsi a Palazzo Chigi, dimenticando finanche il suo passato. «La separazione delle carriere – spiega – era scritta nel programma del Pd. Non siamo stati noi a cambiare idea». Elly Schlein, a suo parere, sta facendo una «brutta campagna elettorale» per difendere una «casta», ovvero quelle correnti della magistratura preoccupate per un eventuale sorteggio all'interno del Csm. Stefano Ceccanti, costituzionalista e già onorevole con quello che oggi viene chiamato campo largo, infatti, ricorda le battaglie della sua area politica, non certamente conservatrice o patriota, per arrivare ai quesiti odierni: «Con questa riforma completiamo il lavoro dei parlamentari del ‘99 che votarono il nuovo articolo 111 della Costituzione, che dice che il giudice è terzo ed equidistante dalle parti». In tal senso, chiarissime anche le parole di Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa. «La nostra battaglia – ribadisce – ha radici nella storia della migliore sinistra, a cominciare da Giuliano Vassalli. Sbaglia chi attribuisce una certa narrazione a una compagnia di pidduisti, fascisti e corruttori». Un messaggio che trova d'accordo non solo gli storici compagni del Pci, ma anche socialisti (vedi Bobo Craxi, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto), radicali (Matteo Hallisey e Benedetto Della Vedova, unico deputato dell'opposizione a schierarsi apertamente alla riunione per il Sì), liberali, cattolici, popolari e vittime varie della giustizia. Mario Oliviero, ex presidente della Regione Calabria, invita i progressisti «a superare la tradizionale contrapposizione politica rispetto a questioni che impattano sulla vita delle persone». Favorevoli, infine, a qualsiasi iniziativa possa combattere la malagiustizia ci sono le tante realtà produttive preoccupate per un aspetto che, a loro dire, frena lo sviluppo. Chicco Testa, già presidente di Enel, Acea e Sorgenia, chiarisce come quanto previsto nell'attuale riforma sia «frutto dell'elaborazione di quanto contenuto nella bicamerale di D'Alema e di chi aveva come interesse prioritario "garantire sempre" imprese, cittadini e chiunque si adoperi per dare un futuro al Paese».