L’uso moderato di cannabis è associato a memoria e volumi cerebrali migliori, secondo uno studio

L’uso moderato di cannabis è associato a memoria e volumi cerebrali migliori, secondo uno studio

Un team di ricerca americano ha determinato che l'uso moderato di cannabis è associato a funzioni cognitive migliori e volumi superiori di specifiche aree cerebrali. Gli effetti neurocognitivi sono stati osservati in adulti tra i 40 e i 77 anni. La sostanza stupefacente potrebbe pertanto avere un impatto differente sulla salute cerebrale in base alle fasce d'età. I risultati dovranno essere confermati da studi più approfonditi. Continua a leggere

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all'impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l'attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l'economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l'approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l'Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d'imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell'energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all'anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l'utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l'impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell'edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all'impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l'attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l'economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l'approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l'Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d'imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell'energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all'anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l'utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l'impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell'edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all'impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l'attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l'economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l'approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l'Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d'imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell'energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all'anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l'utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l'impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell'edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.

La cantante non è più proprietaria del suo patrimonio musicale. Una scelta fatta da altri artisti prima di lei e che rispecchia in pieno il momento che sta vivendo, lontana dalle scene

La cantante non è più proprietaria del suo patrimonio musicale. Una scelta fatta da altri artisti prima di lei e che rispecchia in pieno il momento che sta vivendo, lontana dalle scene

Duecento milioni di dollari: sarebbe questa la cifra intascata da Britney Spears per la vendita dei diritti delle sue canzoni più famose a Primary Wave, colosso dell’editoria musicale statunitense. Stando al sito TMZ, la cantante non avrebbe tenuto nulla per […] L'articolo Britney Spears ha venduto i diritti della sua musica per 200 milioni di dollari sembra essere il primo su iO Donna .

Stretta europea sull’asilo, c'è il via libera di Strasburgo sui paesi sicuri. Ora tocca al governo

Stretta europea sull’asilo, c'è il via libera di Strasburgo sui paesi sicuri. Ora tocca al governo

Via libera dell’Europarlamento alla stretta sulle procedure d’asilo: approvati i due regolamenti che introducono l’elenco comune Ue dei paesi di origine sicuri e rafforzano il concetto di paese terzo sicuro . I testi, frutto del trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione, passano ora al Consiglio per l’adozione finale. Il primo provvedimento – presentato dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani (Ecr) – è stato approvato con 408 sì, 184 no e 60 astensioni; il secondo con 396 sì, 226 no e 30 astensioni. A favore hanno votato Ppe e destre, mentre socialisti e liberali si sono divisi, segnale di sensibilità diverse tra le delegazioni nazionali sul tema migratorio. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si tratta di "un grande successo del governo italiano", con una svolta "chiesta dall’Italia" e ora recepita a livello europeo. Di segno opposto le critiche di parte delle opposizioni, che parlano di un indebolimento del diritto d’asilo. La lista dei paesi sicuri L’elenco comune dell’Unione comprende sette paesi non Ue: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia . Per i cittadini provenienti da questi stati le domande di protezione internazionale potranno essere esaminate con procedura accelerata, con la possibilità di dichiararle inammissibili più rapidamente. Saranno inoltre presunti “sicuri”, salvo circostanze specifiche, anche i nove paesi candidati all’adesione all’Unione (tra cui Albania, Turchia e Ucraina ). Gli stati membri manterranno la facoltà di designare ulteriori paesi sicuri a livello nazionale, con l’eccezione di quelli eventualmente rimossi dall’elenco europeo. Le nuove norme modificano il Patto su migrazione e asilo adottato nell’aprile 2024 e in vigore dallo scorso giugno. Alcune disposizioni – in particolare sulla designazione nazionale di paesi sicuri e sull’applicazione anticipata delle procedure accelerate alla frontiera – potranno entrare in vigore prima della piena applicazione del Patto, prevista per giugno 2026. Il secondo regolamento rafforza il concetto di paese terzo sicuro: gli stati membri potranno dichiarare inammissibile una domanda d’asilo se il richiedente ha un collegamento con un paese non Ue considerato sicuro, lo ha attraversato o può esservi trasferito in base ad accordi bilaterali o a livello europeo. Non solo. La nuova disciplina prevede che il ricorso contro una decisione di inammissibilità non sospenda automaticamente il rimpatrio. Inoltre, i paesi Ue potranno concludere accordi per istituire hub in paesi terzi sicuri, dove effettuare l’analisi delle richieste di protezione internazionale. Il Cdm di oggi: stretta sull’immigrazione Le novità europee si intrecciano con l’agenda del governo italiano. Salvo rinvii dell’ultima ora, il disegno di legge sull’immigrazione dovrebbe approdare oggi alle 17.30 in Consiglio dei ministri . Il testo avrebbe una doppia anima: da un lato le misure stralciate dal pacchetto sicurezza, dall’altro la delega per l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo. E dovrebbe esserci il recepimento nel diritto interno del concetto di “paese terzo sicuro” , così da rendere immediatamente operativa la possibilità di dichiarare inammissibili le domande di chi avrebbe potuto chiedere protezione altrove. Tra i punti più discussi figura il cosiddetto “blocco navale” : interdizione fino a trenta giorni – prorogabili fino a sei mesi – dell’attraversamento delle acque territoriali in caso di rischio terrorismo, infiltrazioni, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie globali o grandi eventi internazionali. Per i migranti a bordo delle navi interdette si prevede la possibilità di trasferimento in paesi terzi sicuri con cui l’Italia abbia accordi, come l’Albania. Potrebbe invece essere accantonata la norma cosiddetta “salva-Almasri” , che consentirebbe la consegna allo Stato di appartenenza di persone la cui permanenza in Italia comprometta la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali. Il ddl includerebbe inoltre una stretta su ricongiungimenti familiari , minori non accompagnati e protezione della vita privata e familiare ex articolo 8 Cedu, oltre a misure per facilitare le espulsioni e delimitare il perimetro dell’intervento del magistrato nella convalida dei trattenimenti nei Cpr. Un nuovo giro di vite che si inserisce nella cornice europea appena rafforzata dal voto di Strasburgo.