Confindustria Toscana Sud, ad Arezzo un corso gratuito per 20 diplomati
Le candidature sono aperte fino al 13 febbraio prossimo
Le candidature sono aperte fino al 13 febbraio prossimo
Parti pour titiller Mike Maignan et son statut de titulaire il y a encore quelques mois, Lucas Chevalier pourrait finalement être en grand danger avec les Bleus. Avec sa situation qui s’est dégradée (…)
La giovane tossicomane irrompe nei giorni luccicanti delle Olimpiadi
L’ultima battaglia politica è sulla Rai, e sarebbe perfino una non -notizia, l’eco dalla notte della (Prima) Repubblica, non fosse per il capovolgimento smaccatamente farsesco che sta andando in onda (o che non andrà, a seconda delle ubbie del Progressista Collettivo). Si tratta in realtà di un canovaccio psicanalitico, più che politico, che potremmo sintetizzare così: gli ex lottizzatori compulsivi non hanno più il monopolio delle poltrone di viale Mazzini, dall’amministratore delegato all’usciere dell’ultima sede regionale, e versano in piena crisi d’astinenza. Ergo: abdicano a qualunque principio di verosimiglianza, e chiamano alla Resistenza catodica, contro il nuovo fascismo che ha la sua centrale nella direzione di RaiSport. Pare la trama di un thriller fanta-politico di serie B, è seriamente il dibattito che vogliono imporre al Paese. Essendo l’impresa visionaria al limite della temerarietà, non bastano le mezze calzette dell’anti-melonismo politico e mediatico, urge mobilitare le vestali della suddetta Repubblica, che è sempre la loro. In tema Rai, non c’è nessuno meglio di Roberto Zaccaria, che infatti ieri si è riaffacciato dopo tempo immemore sulle pagine 2 e 3 di Repubblica. Già consigliere di amministrazione della Rai dal 1977 al 1993 in quota Democrazia Cristiana, poi presidente designato sotto il primo governo Prodi fino al 2002, quindi deputato prima per la Margherita e poi per il Pd: una vita e una sfolgorante carriera al crocevia tra politica e radiotelevisione di Stato. Proprio per questo, suona un filo enfatica la sua denuncia della «strategia che pone le fondamenta di uno Stato autoritario», tessuta dal governo attorno alla tivú pubblica. Dimostrazione: l’intervento della premier contro la «deriva illiberale» che ha travolto Andrea Pucci, de facto accompagnato per acclamazione all’uscita dell’Ariston dall’odio dei Buoni, con la stessa Repubblica che infieriva sul «comico da terza media» (mentre la Littizzetto, si sa, si collocò a metà tra Chaplin e Buster Keaton). Già il fatto che il segno dell’attitudine autoritaria meloniana starebbe nel suo schierarsi con un artista aggredito nella sua libertà d’espressione, sarebbe sufficiente per consigliare a Zaccaria di rientrare nel confortevole oblio. Ma quando arriva ad accusare Meloni di «inventare un nuovo caso» per coprire «il caso Petrecca», il gioco è scoperto. Lorsignori devono pre-fabbricare “casi” in serie, per farla pagare ai bavosi destrorsi, rei di abbeverare (anche) i loro cavalli alle fontane di Viale Mazzini, un tempo porto sicuro dell’unico compromesso storico realizzato: la convivenza tra egemonia culturale gramsciana e gestione democristiana del potere (dicesi cattocomunismo). La telecronaca di Petrecca può aver avuto pecche ed è sicuramente soggetta all’esercizio della critica, ma quando il Cdr di RaiSport annuncia il ritiro della “firma” dai servizi sulle Olimpiadi e uno sciopero post-Giochi di tre giorni, è evidente che siamo fuori dalla professione, siamo nel terreno dell’ideologia. La prova definitiva arriva dall’ultima, fondamentale battaglia di civiltà dei deputa.
(Adnkronos) - Il ministro degli Esteri russo: "Evitare entusiasmo eccessivo". Il viceministro Grushko: "Senza garanzie di sicurezza per noi nessun accordo è possibile"
I dati del Ministero della Salute sul numero di animali che vengono utilizzati ogni anno per la ricerca scientifica. Rispetto all'anno precedente (2023 su 2022) si sono ridotti i casi ma ancora sono centinaia di migliaia i soggetti coinvolti tra cui anche i cani. Al primo posto dei più utilizzati ci sono sempre i topi e i ratti. Continua a leggere
Sono cadute o rimaste in mano a diversi atleti, dopo essersi staccate dal nastro mentre saltavano e festeggiavano
C’è un giudice, donna, che per sbeffeggiare il responsabile nazionale di Fdi, Giovanni Donzelli, reo di sostenere il Sì alla riforma del governo sulla magistratura, lo chiama Topo Gigio. Solidarizzo con l’onorevole perché spesso appioppano anche me il medesimo nomignolo. Quando ero alle elementari, lo faceva qualche mio compagno spiritoso. Ora, lo fanno simpatizzanti di sinistra ai quali non sono simpatico. Sarà perché i miei amici nel frattempo sono cresciuti mentre i trinariciuti sono regrediti. Ma non è questo il punto. I magistrati per il No, non tutti lo sono, dicono di essere contro la riforma perché difendono l’indipendenza dei poteri e ritengono perciò che i politici non possano legiferare su di loro, benché loro possano indagare sui politici e sentenziarli. Quello che alla dottoressa, della quale non farò il nome perché non voglio guai e quando mi rapporto a una toga mi sento intimidito in partenza (ma sarà un problema mio...), sfugge è che anche il Parlamento è un organo costituzionale autonomo e chi pretende rispetto in quanto rappresentante dello Stato dovrebbe rispettare anche gli altri poteri. Immaginate se Donzelli, in un post sui suoi social, avesse osato chiamare Topo Gigio una giudice: sarebbe stato accusato nell’ordine di sessismo, body shaming, aggressione alla magistratura e attentato alla Costituzione. Si sarebbe sollevata una cagnara, dall’Anm e da ampie fasce della sinistra, per chiederne le scuse, le dimissioni, l’incriminazione per lesa maestà. La signora in toga invece no, è libera di insultare senza pagare dazio e dare scandalo. Per inciso, questo siparietto è avvenuto all’indomani di uno sfogo di Giorgia Meloni nel quale la premier, intervenendo in favore del comico Andrea Pucci, che ha rinunciato ad andare a Sanremo dopo aver subito un linciaggio progressista in rete, ha accusato la sinistra di doppiopesismo: «Se attaccano me è satira, se attaccano loro è sessismo». Naturalmente la sinistra ha criticato Meloni, rimproverandole di occuparsi di bagatelle, e forse ora dirà che Donzelli difetta di senso dell’umorismo. Resta che noi Topo Gigio avvertiamo il problema di doverci beccare gli sberleffi in silenzio, perché se chiamassimo Topa Gigia una magistrata faremmo la fine di Pietro Gambadilegno
Crt e Fondazione Gianfranco Salvini, con il patrocinio dell’Ordine dei dottori commercialisti di Firenze, bandiscono anche quest’anno l’avviso per 2 borse di studio in materia di economia sanitaria
Italy marks the Giorno del Ricordo every year on 10 February. Italy on Tuesday commemorates the victims of the Foibe mass killings in Friuli-Venezia Giulia, Istria and Dalmatia by Tito's partisans, both during and after world war two. Italy's president Sergio Mattarella and prime minister Giorgia Meloni will attend a memorial ceremony at the Italian parliament in Rome on Tuesday to remember the victims of the Foibe killings which occurred in 1943 and again in the weeks before and after the end of the war in 1945. The massacres were committed mainly against the local ethnic Italian population by Yugoslav communists who occupied the Istrian peninsula during the last two years of the war. The exact number of victims is unknown but there may have been up to 15,000 killed, with many of them tortured, shot or pushed to their deaths into the deep, narrow carsic sinkholes or chasms known as foibe. The Giorno del Ricordo commemorates the victims of the ethnic cleansing as well as the exodus of Italians who left their homes in Dalmatia and Istria in the years after 1943. Political contention in Italy The annual commemoration is embraced by the Italian right which has sought to draw comparisons between the mass murder of Italians by Communist-led anti-fascists with the Holocaust. Ahead of the memorial event on Tuesday, Italy's right-wing premier Meloni recalled a "painful chapter in our history, victim for decades of an unforgivable conspiracy of silence, oblivion and indifference." She paid tribute to "the martyrs of the Foibe" and the exodus of "hundreds of thousands of Italians who chose to abandon everything rather than give up their identity." "The nation must not be afraid to face that truth, casting aside any squalid attempt at denial or reductionism" - Meloni stated - "Remembrance is not resentment, but justice. It is the foundation of a shared memory that unites and strengthens the national community, paving the way for those who come after us." Train of Remembrance A special Treno di Ricordo will depart from Trieste on Tuesday and make its way slowly to Sicily, evoking the journey of the exiles from Istria, Fiume and Dalmatia. The train, which hosts a multimedia exhibition charting the tragedy of the Foibe and the exodus, will pass through 11 Italian cities: Trieste, Pordenone, Bologna, Pescara, L'Aquila, Rome, Latina, Salerno, Reggio Calabria and Palermo before arriving at its final destination in Siracusa. In Rome, the train can be visited at Ostiense station on 19 February from 13.00 to 18.30 and on 20 February from 09.00 to 18.30. On Tuesday, flags at the parliament in Rome will be flown at half mast, while that night the building's façade will be illuminated with the colours of the Italian flag.
Patrimonio record grazie a Intesa Sanpaolo. Il piano per il 2026 conferma i 215 milioni di investimenti
Gestire una rosa richiede una pianificazione solida soprattutto quando si tratta di (ri)collocare giocatori non utili nell'immediato o fuori dai piani dell'allenatore in carica. Padroneggiare...
La guardia di finanza di Arezzo ha posto sotto sequestro preventivo beni per oltre 15,7 milioni di euro dopo aver scoperto un'articolata frode fiscale
Un velocista che ha imparato a battere anche i fondisti distance. Chicco, poliziotto valdostano di 35 anni, ha vinto in Coppa del Mondo (16) e partecipato a due Olimpiadi nella stessa specialità e con tecnica diversa (a PyongChang 2018 in classico, a Pechino 2022 in pattinato)