Martina Miliddi di Affari Tuoi: “Dopo Amici senza lavoro per un anno. De Martino un gentiluomo, mi ha voluta lui”

Martina Miliddi di Affari Tuoi: “Dopo Amici senza lavoro per un anno. De Martino un gentiluomo, mi ha voluta lui”

Martina Miliddi di Affari Tuoi si racconta a Fanpage.it. Dalla risalita dopo un anno di stallo dopo Amici: "Non avevo credibilità, sono ripartita da zero", al legame speciale con Stefano De Martino: "Quando mi ha chiamata ero dall'altra parte del mondo, ho preso il primo volo". Ecco chi è davvero la ragazza dietro il "pacco Ballerina". Continua a leggere

Ci mancava la Flotilla queer italiana: "A Gaza contro il patriarcato"

Ci mancava la Flotilla queer italiana: "A Gaza contro il patriarcato"

Una barca «queer» tutta italiana pronta a salpare verso Gaza. La raccolta fondi è ancora in alto mare, meno di duemila euro raccolti a fronte di un obiettivo di 35mila, ma il progetto per tingere di arcobaleno la Global Sumud Flotilla punta a prendere il largo con iniziative di autofinanziamento da Nord a Sud. Il testo che illustra l'iniziativa per la raccolta fondi online è tutto un programma: «Una barca queer e transfemminista, autofinanziata navigherà» nel Mediterraneo «insieme a Thousand Madleens», la piattaforma internazionale che prende il nome dallo scafo che aveva a bordo Greta Thunberg la scorsa estate, «e parteciperà alla flottiglia che la prossima primavera salperà verso la Palestina. Con noi vogliamo portare pratiche, relazioni e immaginari di chi si riconosce in un movimento globale di resistenza contro la violenza patriarcale». Tra gli obiettivi del progetto quello di contrastare la «propaganda omonazionalista» di Israele. Ma che vuol dire? Lo spiegano: «È l'uso dei diritti LGBTQIA+ come vetrina per mostrarsi progressista mentre si occultano politiche coloniali e violenze sistematiche» come «la pulizia etnica e il genocidio contro la popolazione palestinese». Insomma, va strappato quel «velo rosa», scrivono, «che per anni ha dipinto l'occupazione coloniale come una presunta forma di protezione per donne, lesbiche, gay, trans e queer palestinesi considerate vittime di un patriarcato». Va da sé che secondo questa interpretazione gay, lesbiche e trans a Gaza e nel mondo arabo se la passano alla grande… La barca transfemminista che punta a esportare la lotta al patriarcato si chiamerà Rafiqueer, fusione delle parole arabe rafiq/rafiqa, compagno/compagna, con l'immancabile queer, termine usato per includere identità sessuale e di genere di ogni colore e sfumatura. Il tutto suona un po' paternalistico… «Il nostro è un approccio anticoloniale e anticolonialista, gli stessi queer palestinesi hanno detto: non ci dovete insegnare come si fa la liberazione queer, il problema sono i coloni, poi parliamo della liberazione sessuale», argomenta un'attivista. La tesi è quantomeno singolare e ovviamente tira in ballo l'esecutivo di centrodestra: «In Europa c'è un'alleanza delle destre al governo che non fa che restringere gli spazi di libertà, non ci sentiamo su un gradino più alto» rispetto ai palestinesi, «sembra che là c'è la barbarie e qua c'è l'euforia fr*cia». A Johannesburg, alla presenza del nipote di Nelson Mandela, la Global Sumud Flotilla ha annunciato la nuova missione che salperà il 29 marzo da Barcellona. Novità di quest'anno: le navi saranno affiancate da convogli via terra diretti al valico di Rafah. Tutte le realtà collegate vogliono farsi trovare pronte, e tra queste le transfemministe di Rafiqueer pronte a veleggiare «contro il colonialismo, contro il patriarcato». Spedizione che rischia di arenarsi sulle secche della realtà. La scorsa estate non sono mancate tensioni tra musulmani e attivisti arcobaleno. Khaled Boujemaa, fra i coordinatori del settore nordafricano della Flotilla e vicino a un partito islamico, si è rifiutato di salpare dalla Tunisia quando ha scoperto che a bordo avrebbe trovato Saif Ayadi, attivista per i diritti degli omosessuali e delle persone trans. In un video postato dal sito del giornale franco-magrebino Courier de l'Atlas aveva detto che è impensabile «sporcare» la lotta per Gaza con altre istanze. Non è stato l'unico caso in una convivenza che appare impossibile tra la galassia arcobaleno occidentale e chi ritiene l'omosessualità un reato o, tuttalpiù, una colpa.

L’aperto negazionismo dell’Ue su Gaza e sulla fine del processo di pace è davvero paradossale

L’aperto negazionismo dell’Ue su Gaza e sulla fine del processo di pace è davvero paradossale

di Claudia De Martino A giugno 2025, un diplomatico francese, tale Cristophe Bigot, ha ottenuto il mandato di rappresentante speciale dell’Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, il cui obiettivo – secondo quanto specificato nella pagina ufficiale del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) – consisterebbe nel “contribuire attivamente alla risoluzione definitiva […] L'articolo L’aperto negazionismo dell’Ue su Gaza e sulla fine del processo di pace è davvero paradossale proviene da Il Fatto Quotidiano .