In Italia aumentano i finti autonomi: chi sono i «dependent contractor» (quasi mezzo milione)
Sono under 30, impiegati nel terziario, pagati meno dei colleghi assunti e con più discontinuità lavorativa dei lavoratori a termine
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«Non mi pento, ma non rimpiango», è il titolo che Claudio Velardi e Chicco Testa hanno deciso di dare al libro di raccolta delle lettere che si sono a lungo scambiate simpaticamente scrivendo sul Riformista della loro militanza comunista, negli anni del Pci . Una formula di compromesso né pentimento né rimpianto - che se non è storico, come quello pensato da Enrico Berlinguer quando si era proposto un accordo con la Dc realizzato poi solo a metà, con i comunisti non partecipi ma sostenitori dall’esterno di due governi monocolori democristiani presieduti da Giulio Andreotti ; una formula di compromesso, dicevo tipico della politica. E anche di un modo di vivere, essendo « stata la militanza comunista per molti, penso anche per gli allora adolescenti Claudio e Chicco, che ora hanno, rispettivamente, 71 e 74 anni, assorbente, totale, persino prevalente su vincoli e sentimenti familiari o, più in generale, affettivi. Una militanza così fortemente e moralmente sentita da essere tradotta da Berlinguerreduce dalla delusione della partecipazione alla maggioranza di cosiddetta solidarietà nazionale, costata peraltro la vita anche ad Aldo Moro, che ne era stato un po’ il regista nella Dc - in una orgogliosa “diversità”. Sfociata, a sua volta, nella famosa “questione morale” sollevata dallo stesso Berlinguer nella celebre intervista fattagli da Eugenio Scalfari nell’estate del 1981. Una diversità che poteva persino esonerare i comunisti dalla coerenza nella pratica della “linea della doppiezza” adottata, del resto, a suo tempo già da Palmiro Togliatti, “il migliore” come di lui dicevano i militanti e come alla fine scrivevano, ma per sfotterlo e attaccarlo, gli avversari. Gli inconvenienti della militanza comunista da “non rimpiangere”, come dicono Claudio e Chicco, sono stati superati, credo, da quelli della militanza post-comunista, se la si può chiamare così, sopraggiunta al crollo del muro di Berlino e all’evoluzione – o involuzione - dell’ormai ex Pci in altri titoli, altri simboli, altri partiti. Al post-comunismo, nell’ultima delle lettere scambiate con l’amico Testa qualche giorno fa sul Riformista che dirige con gradevolissima arguzia, Velardi ha contestato «la scellerata campagna per il No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: l’ultimo atto di sottomissione della politica al potere giudiziario, la firma in calce alla rinuncia definitiva di ogni garantismo». L’errore però che temo compia Velardi è di addebitare l’involuzione giudiziaria, diciamo così, dei suoi ex compagni alla fase successiva al Pci. No, caro Claudio, già prima della caduta del muro di Berlino e del salto in groppa al cavallo del giustizialismo manettaro per liberarsi negli anni di “Mani pulite” degli avversari, a cominciare dai “traditori” socialisti guidati da Bettino Craxi, il Pci si era compromesso. Nel 1987, per esempio, consapevole dell’impopolarità e della indifendibilità della magistratura per il caso Tortora, esso non contrastò sino in fondo il referendum dei socialisti e radicali per la responsabilità civile delle toghe, finendo per associarsi al sì all’abrogazione delle norme che la precludevano. Ma il Pci lo fece stipulando in segreto un accordo con la Dc, realizzato poi in pochi mesi fra le proteste del solo Pannella, e il silenzio purtroppo di Craxi, per disciplinare quella responsabilità con una legge che la rendeva sostanzialmente impraticabile. E – con 872 cause negli ultimi cinque anni, 375 sentenze e 15 condanne - fa tuttora della magistratura italiana un unicum di sostanziale irresponsabilità, non solo indipendente a autonoma, come dice la Costituzione, da ogni altro potere, ma superiore.
Testo Gli ascolti del giovedì televisivo vedono su Rai1 la serie Don Matteo con Raoul Bova conquistare una media di 3.790.000 spettatori pari al 23.2% dominando il prime time, mentre su Canale5 Striscia la Notizia raggiunge una media di 1.733.000 spettatori pari a uno share dell'11.7%. Su Italia1 Mission: Impossibile - Protocollo X con Tom Cruise ha siglato 787.000 spettatori con il 4.8%. Su Rai2 Milano Cortina 2026 con il pattinaggio su ghiaccio segna 2.413.000 spettatori pari all'11.3%. Su Rai3 Splendida Cornice con Geppi Cucciari segna 961.000 spettatori pari al 6.1% (presentazione: 891.000 - 4.1%). Su Tv8 il film Paradiso amaro ha divertito 278.000 spettatori (1.6%) e sul Nove Only Fun – Comico Show ha intrattenuto 578.000 spettatori con il 3.5% (Battute finali: 373.000 - 3.4%). Per l'approfondimento: su Rete4 Dritto e Rovescio con Paolo Del Debbio totalizza 764.000 spettatori (5.9%), mentre su La7 Piazzapulita con Corrado Formigli registra una media di 795.000 individui all'ascolto pari al 5.7%. In access prime time, su Rai1, Affari Tuoi con Stefano De Martino raggiunge una media di 4.876.000 spettatori (22.6%), mentre su Canale5, dopo Gira La Ruota della Fortuna (3.859.000 – 18.6%), La Ruota della Fortuna con Gerry Scotti e Samira Lui raccoglie 4.664.000 spettatori pari al 21.6%. Su Rai3 Un Posto al Sole attira 1.503.000 appassionati (7.0%). Sul Nove The Cage – Prendi e Scappa con Amadeus registra 381.000 spettatori con l'1.8%. Per l'approfondimento: su Rai1 Cinque Minuti con Bruno Vespa conquista 3.889.000 spettatori (19.1%); su Rai3 Il Cavallo e la Torre con Marco Damilano raduna 1.100.000 spettatori (5.4%); su Rete4 4 di Sera con Paolo Del Debbio ottiene1.020.000 spettatori pari al 4.9% nella prima parte e 773.000 spettatori pari al 3.6% nella seconda; su La7 Otto e Mezzo con Lilli Gruber conquista 1.572.000 spettatori (7.4%).
L'Unione europea seguirà la linea di Giorgia Meloni in fatto di immigrazione. L'approvazione da parte dell’Ue della lista dei Paesi sicuri e il via libera al decreto immigrazione del Cdm "è un successo storico - lo definisce il deputato di Fratelli d'Italia Sara Kelany -. In Europa si è formata una maggioranza trasversale: popolari e conservatori insieme, con socialisti e Renew divisi. È stata approvata una lista che include gli stessi Paesi che alcuni magistrati italiani avevano bocciato. Il governo Meloni ha cambiato l’impostazione europea sull’immigrazione, ottenendo risultati concreti e politici". Un chiaro messaggio a Silvia Albano , giudice del tribunale di Roma ed esponente di spicco di Magistratura democratica, che invece non ha preso bene il decreto anti-immigrati che prevede il blocco navale. "Albano - commenta la stessa Kelany - è un giudice protagonista di ordinanze dal sapore fortemente ideologico e che ha criticato aspramente le politiche migratorie di questo governo". Il suo nome è "tra gli autori delle ordinanze che bloccarono il trattato Italia-Albania, con motivazioni ideologiche più che giuridiche. Si è voluta attribuire il potere di decidere quali Paesi fossero sicuri. E la conferma arriva proprio da Bruxelles: l’Europa ha stabilito che Egitto e Bangladesh sono Paesi sicuri, gli stessi che la giudice Albano aveva bocciato. L’ok di Bruxelles smentisce radicalmente quell’impostazione e conferma che una parte della magistratura ha agito per ostacolare le politiche migratorie del governo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46101562]] Ma ora anche lei si dovrà adeguare alle nuove regole: "Finora ogni Stato aveva una propria lista, con conseguenti contenziosi che hanno bloccato il progetto Italia-Albania, per esempio. Ora la lista europea consente le procedure accelerate di frontiera e rende molto più difficile per i giudici nazionali scostarsi dalla normativa comunitaria. Ci dicevano che eravamo in contrasto con l’Europa: oggi l’Europa va esattamente in questa direzione". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46268768]]
(Adnkronos) - Saranno sottoposti all'esame della Giunta entro febbraio. FdI: "Stangata classista della Giunta Gualtieri". Dsp: "Atto di ostilità sociale radical chic"
La convinzione che la destra sia discriminata arriva da lontano ma ormai è surreale nel Paese dove FdI nomina solo incapaci ma fedeli
Nel nuovo numero, in edicola sabato, la pattinatrice racconta la sua esperienza di sportiva di donna e madre. Poi ecco il focus sul bianconero, le curiosità sui tatuaggi dell'Italrugby e l'intervista a Luca Argentero
La procura ha disposto il sequestro del box con il quale i medici hanno trasportato il cuore da trapiantare al bimbo di 2 anni. Sei persone sono indagate per il reato di lesioni colpose. Il legale della famiglia: “La situazione è in peggioramento”
Curava l’immagine del fortunatissimo personaggio della Sanrio dal 1980
New York apre la stagione delle Fashion Week e torna anche il vero sport cittadino: farsi fotografare fuori dalle sfilate. Le strade di Manhattan diventano passerelle improvvisate per influencer, addetti al settore e giornalisti. Ma attenzione, essere notati non significa […] L'articolo Chic o kitch? I look In & Out dallo Street Style della New York Fashion Week AI 26/27 sembra essere il primo su iO Donna .
Pichetto "Nucleare fonte neutra da valutare, è dovere creare quadro giuridico"
E’ successo nella notte ad Altopascio. Numerose le segnalazioni, il sospetto è l'uomo sia lo stesso che ha distrutto un autolavaggio sulla via Romana
Previste da lunedì 16 febbraio fino alla fine dei lavori
La protesta contro il direttore di RaiSport Paolo Petrecca entra oggi in una nuova fase. Dopo le gaffe e le polemiche per la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano–Cortina, venerdì 13 febbraio va in scena la mobilitazione proclamata da Usigrai: per l’intera giornata scatta lo sciopero delle firme in tutti i […] L'articolo I giornalisti Rai contro Petrecca: oggi la protesta in tutti i telegiornali dopo il disastro della cerimonia d’apertura proviene da Il Fatto Quotidiano .
La PAM (Psicosi Antifascista Mono-maniacale) ha raggiunto in queste ore una vetta inesplorata: bisogna tirare in ballo il fascismo anche quando si parla degli orrori commessi in nome dell’altro totalitarismo, quello in abito rosso, falce e martello. È una sindrome dadaista, impossibile da raccontare, se non lasciando la parola a due esponenti di spicco di essa. Costoro si sono esercitati in occasione del Giorno del Ricordo, da sempre disturbanteper il luogocomunismo progressista. È assai arduo, commemorando i massacri delle Foibe, non citare il responsabile, il nascente regime titino. Ma niente paura, la strategia dei resistenti immaginari è semplice, consiste nell’applicazione della regola aurea veltroniana del “ma anche”: si parla (a denti stretti) di comunismo, ma anche (e sempre) di fascismo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46272796]] Il primo saggio di questo funambolismo in bilico sull’abisso del ’900 l’ha offerto ieri Michele Serra , nella sua Amaca quotidiana su Repubblica . Certo, «la tragedia delle foibe e l’esodo di decine di migliaia di italiani furono una catastrofe lungamente negata per convenienze ideologiche». Inappuntabile, non fosse la premessa utile a far scattare la congiunzione avversativa. «Ma quanto accadde è totalmente incomprensibile al di fuori del suo contesto storico». Nota bene: Serra ci sta chiedendo di “contestualizzare” la tragedia irredimibile degli italiani mitragliati, spesso legati tra loro col filo spinato e scaraventati vivi negli inghiottitoi carsici. E quale sarebbe il contesto imprescindibile? Più prevedibile di uno sciopero dei trasporti di venerdì: «L’occupazione dell’Italia fascista di quei territori». Che ci fu, ma nelle Foibe non si accumularono cadaveri di gerarchi, bensì uomini, donne, bambini macchiati dalla sola colpa di essere italiani. L’altro caso ossessivo, Luca Bottura , si dà arie più pop, e ha condiviso la propria sindrome con un video sui social. In esso, dopo aver citato la «terribile sorte di alcune migliaia di italiani» infoibati da Tito, scarta subito di lato. «Siccome è il Giorno del Ricordo, ne approfitto per ricordare anche - eccolo, l’avverbio chiave, ndr - le decine di migliaia di jugoslavi ammazzati dalle truppe fasciste». Questo per rammentare «chi aveva dato il via a questo innesco di vendetta» dei «partigiani di Tito». Eccolo, l’assurdo storico che diventa chiacchiericcio Instagram: la riconduzione definitiva delle Foibe sotto la galleria degli orrori “fascisti”, in quanto orrore di “vendetta”, di risulta, ancillare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46285562]] Peccato che, e lo diciamo col maggior tatto possibile, il 10 febbraio sia stato istituito per rammentare quel crimine specifico lì, la pulizia etnica e l’assassinio di massa degli italiani da mettere sul conto (lo ribadiamo con calma, scandendo le sillabe) dell’ideologia co-mu-ni-sta. Non solo i crimini fascisti li ricordiamo (e giustamente) in una miriade di altre occasioni, ma di fascismo (stra)parliamo anche a ogni stormir d’attualità. Per stare solo agli ultimi giorni, hanno in qualche modo evocato il Ventennio: Sabina Guzzanti a Realpolitik su Rete4 (alludendo graziosamente ai membri del governo che dovrebbero “tornare nelle fogne”); Ilaria Salis per criticare il voto dell’Europarlamento sulla lista di Paesi sicuri in cui rimpatriare gli irregolari; il Pd in un delirante post sulle braccia tese che voterebbero Sì al referendum. Possiamo evitare di scomodare la parola-passepartout almeno di fronte agli inghiottitoi dell’Orrore comunista?