“Gatta bianca, cane nero” di Kelly Link: fiabe sovversive per tempi instabili

“Gatta bianca, cane nero” di Kelly Link: fiabe sovversive per tempi instabili

Dopo il fortunato esordio con il romanzo "The Book of Love", la scrittrice americana Kelly Link torna con "Gatta bianca, cane nero", una raccolta di fiabe profondamente rielaborate in chiave contemporanea, che superano, negano o ribaltano la funzione per cui erano nate, confrontandosi con le derive del viaggio dell'eroe, gli aspetti meno salvifici del desiderio e la precarietà del nostro tempo... Leggi l'articolo completo “Gatta bianca, cane nero” di Kelly Link: fiabe sovversive per tempi instabili .

La carbonara è italiana: sinistra smentita anche a tavola

La carbonara è italiana: sinistra smentita anche a tavola

Contrordine compagni: la carbonara è una ricetta italiana, anzi, italianissima. Le ricostruzioni che ne collocavano la “invenzione” nella Roma del 1944, a partire dalle razioni K dei soldati americani - uova in polvere e bacon - con la pasta italiana, sono giustappunto un’invenzione. A retrodatare gli spaghetti alla carbonara ben prima che gli statunitensi entrassero nella Capitale risalendo lo Stivale da Sud, ci ha pensato un olandese sconosciuto perfino in patria. Un certo Koos Stadhouders , lettore del quotidiano di Amsterdam Nrc, che spulciando chissà per qual motivo nell’archivio storico di un’altra testata, il De Koerier che si pubblicava nelle indie orientali olandesi, si è imbattuto in un articolo scritto sul numero del 23 agosto 1939 , dalla corrispondente dalla Capitale italiana e intitolato «Persone e cose di Roma». Ecco, fra le cose di cui riferisce la giornalista Norah Berkhuijsen c’erano anche due trattorie situate in Piazza di Santa Maria in Trastevere, una si chiama “Alfredo” e l’altra “Umberto”. «Le due trattorie sono pacifiche concorrenti e i loro proprietari sono amici di padre in figlio», scrive la corrispondente olandese. «Una si trova di fronte alla facciata del palazzo cardinalizio; l’altra di fronte alla basilica. L’unica differenza è che una serve come specialità il risotto con gamberi (riso con grossi gamberi) e l’altra gli spaghetti alla carbonara (“cordicelle”, come le prepara la moglie del carbonaio)». Contrariamente a quel che hanno riferito alcune testate italiane, la scoperta dell’articolo del 1939 è di un lettore del quotidiano di Amsterdam, l’Nrc. Scoperta raccontata poi da due giornalisti olandesi Edwin Winkels e J anneke Vreugdenhil sull’Nrc con grande risalto venerdì 6 febbraio, l’altroieri, con un titolo che non lascia dubbi: «Una piccola rivoluzione e una grande notizia per i romani, la pasta alla carbonara si rivela un piatto davvero italiano». Un altro tono rispetto ai titoli usciti da noi, che ne riferiscono in chiave dubitativa. Uno su tutti, quello del Gambero Rosso: «La carbonara potrebbe essere più antica di quanto abbiamo sempre pensato». In realtà a pensarlo sono stati soprattutto i detrattori della italianità delle nostre ricette, a cominciare dal professor Alberto Grandi che sul tema ha addirittura pubblicato un libro, La cucina italiana non esiste (Bugie e falsi miti sui prodotti e i piatti cosiddetti tipici). Grandi, docente di Storia dell’alimentazione all’ Università di Parma , è un campione indiscusso di “decostruzionismo” dei miti alimentari e appartiene a una scuola di pensiero che nega le tradizioni. Le sue tesi si fondano principalmente sul concetto di invenzione della tradizione, una teoria introdotta dagli storici Eric Hobsbawn e Terence Ranger negli anni Ottanta. La critica di Grandi a quello che definisce « gastronazionalismo » non ha risparmiato nulla. Ad esempio, sostiene che il Parmigiano Reggiano di un tempo fosse più simile a un formaggio grasso, morbido e con la crosta nera, vicino al parmersan tarocco fatto dai formaggiai americani del Wisconsin, così come sosteneva che la Carbonara fosse nata dall’incontro tra i prodotti dei soldati americani e i cuochi romani nel 1944. E ce n’è anche per la pizza che nella ricostruzione grandiana, prima del secondo dopoguerra era un cibo povero, confinato ad alcune zone di Napoli, spesso poco igienico e sconosciuto al resto d’Italia. La sua popolarità mondiale e il suo perfezionamento, sostiene il professore, sono avvenuti negli Stati Uniti, per poi spuntare in Italia come un «mito di ritorno». Come se la sua essenza di alimento identitario dei napoletani non contasse. La scoperta fatta in Olanda fa giustizia delle numerose ricostruzioni che datavano la prima ricetta della carbonara italo-americana al 1952, quando la pubblicò una guida dei ristoranti di Chicago. Primato conteso dall’attore Aldo Fabrizi che su un giornale di Lille (Francia) spiegava sempre nel ’52 come preparare il piatto senza cuocere l’uovo.

Pd, "meglio maiale che...". L'ultima vergogna, Elly Schlein balbetta

Pd, "meglio maiale che...". L'ultima vergogna, Elly Schlein balbetta

Houston, hanno un problema. E cioè, a andarci leggeri, una linea non proprio chiara sulla questione medio orientale nel Pd. Il tema ha riguardato il molto dibattuto post social dei giovani dem di Bergamo, in cui veniva ripresa l’iconografia di Porco Rosso di Hayao Miyazaki e lo slogan “Meglio maiale che sionista”. Si riferiva, quel post, al dibattito intorno il disegno di legge di sull’antisemitismo, che evidentemente il vivaio bergamasco del Pd non approva. Tuttavia, questa sortita ha suscitato grande indignazione, dentro e fuori i dem. Del tutto motivata, ovviamente. Tra cui Emanuele Fiano, più volte deputato Pd, già presidente della Comunità ebraica di Milano e figlio di Nedo, uomo che conobbe l’orrore della deportazione in un campo di concentramento nazista. Fiano, che oggi è segretario dell’associazione Sinistra per Israele, si è chiesto se qualcuno nel Pd avesse in animo di occuparsi della cosa. Per lui, peraltro, la ragione è doppia. Perché proprio i giovani dem bergamaschi ne contestarono la partecipazione a un evento promosso dall’associazione Italia-Israele della città. Ebbene, la questione del gravissimo post ha tracimato fin nella seduta della direzione del Pd di venerdì. Gli juniores dei dem hanno cancellato il post, chiedendo scusa per quanto accaduto. «Scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite dalla nostra grafica. Su temi così delicati riteniamo indispensabile l’approccio fondato su rispetto, rigore analitico e responsabilità politica, evitando semplificazioni, polarizzazioni e contrapposizioni ideologiche». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46216778]] LA PEZZA DI ELLY La segretaria del partito, Elly Schlein, ha definito il post «inaccettabile», ma poi ha provato a chiudere l’incidente, ricordando che quella grafica ignobile è stata rimossa e che ci sono state le scuse da parte dei ragazzi. Finito? No. Perché ieri Graziano Delrio, l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che appartiene all’area riformista del Pd (ora è senatore), si è fatto sentire. Quanto accaduto, dice Delrio, «non è un incidente, è un confronto che richiede un approfondimento nel merito. Non bastano le scuse». E ha ancora aggiunto: «I giovani possono anche eccedere con il linguaggio, lo fanno gli anziani, come dimostra il presidente degli Stati Uniti. Non mi scandalizzo di questo. Mi scandalizzo perché vorrei un confronto nel merito. Ci sono stati troppi fraintendimenti dentro una comunità politica». Peraltro, l’incidente in realtà non è neanche chiuso. Lo dice chiaramente Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. «La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha frettolosamente dichiarato chiuso il caso dei giovani Democratici di Bergamo, dopo le distratte scuse formulate da questi ultimi» per il post e la scritta. «Ma per l’appunto - aggiunge Malan- si tratta di scuse distratte, tant’è vero che il cartello resta tuttora nel post del 7 ottobre 2025, con il quale hanno pensato bene di celebrare i due anni esatti dai massacri perpetrati da Hamas su 1.400 israeliani, in gran parte loro coetanei». E ancora, spiega Malan, «in quel post, peraltro, campeggia al primo posto la foto di una manifestazione con la scritta: “Bergamo ha scelto da che parte stare”, slogan che, in tutti i cortei, indipendentemente dal nome della città continua con la rima: “Palestina libera dal fiume al mare”». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46234064]] DESTRA ALL’ATTACCO Peraltro, sul “pedigree ideologico” dei giovani dem di Bergamo aveva acceso un faro, qualche giorno fa, anche Giulio Terzi di Sant’Agata, senatore di Fratelli d'Italia: «Questi Giovani Democratici -aveva scritto in una nota dopo la polemica scoppiata sul post incriminato- collaborano anche con l’associazione Amicizia Bergamo Palestina, che ha organizzato il mese scorso, sempre a Bergamo, un presidio per chiedere la liberazione di signori come Mohammed Hannoun, perché “la resistenza non si condanna”». Insomma, la riprova che il tema di una postura chiara nel Pd sulla questione è ancora aperto e allarga il solco tra l’ala riformista e l’ala più identitaria. D’altronde, la timidezza con cui l’area più vicina alla segretaria Schlein ha affrontato la questione delle piazze pro-Pal costituisce un nervo scoperto. Che ciò coinvolga anche parte del vivaio non è certo rassicurante.