Cambi di deleghe. Brandi: "Solo un atto formale"
Cambiano le deleghe in giunta a Castiglion Fiorentino, ma per il gruppo consiliare Rinascimento Castiglionese si tratterebbe più di una...
Cambiano le deleghe in giunta a Castiglion Fiorentino, ma per il gruppo consiliare Rinascimento Castiglionese si tratterebbe più di una...
Il capogruppo: "È arrivato il momento di mettere da parte schemi preconcetti". L’appello è a pensare alle persone: "Vogliono risposte su lavoro, servizi, diritti" .
Dal 20 al 22 torna l’evento internazionale alla Fortezza da Basso . Napoleone (ad Pitti): "Manifestazione centrale, perché dedicata ai giovani".
Krypton rilegge Pirandello, in maniera contemporanea, al Teatro Manzoni di Calenzano. Questa sera alle 21,15 e domani con lo stesso...
Febbraio rovente per il Pd in Emilia-Romagna. In parallelo all’imminente uscita dal partito dell’eurodeputata Elisabetta Gualmini c’è un’altra querelle che rischia di incendiare i rapporti sul territorio e quelli sull’asse Bologna-Roma. Il governatore Michele De Pascale, infatti, non molla la presa e ribadisce l’intenzione di accettare un’eventuale proposta governativa di aprire un Cpr anche in Emilia-Romagna. Un’ipotesi che a suo tempo il suo illustre predecessore, Stefano Bonaccini, aveva sempre rigettato dando del “parolaio” al governo di centrodestra. Ora De Pascale continua a tenere nel mirino Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi (“sulla sicurezza non sono disposti al confronto tra istituzioni”) ma apre – clamorosamente – nel merito del rimpatrio delle persone socialmente pericolose e della possibile apertura di un Centro di permanenza nella regione rossa per antonomasia. E lo fa con parole mai sentite a sinistra in materia di immigrazione e che evocano una competizione con il generale Vannacci. “La sfida per il centrosinistra è capire se di fronte a un elettorato che ha votato Meloni per avere più sicurezza e oggi insoddisfatto, gli lasciamo solo Vannacci come possibilità – ha argomentato De Pascale –. O se invece su questo tema il campo del centrosinistra vuole segnare un punto di svolta”. I Cpr devono essere strumenti di espulsione di persone pericolose e allora “perché a Brindisi ci possono stare e in Emilia-Romagna no?”. Quindi se lo stato glielo chiedesse De Pascale risponderebbe: “Noi siamo qui”. Non contento di aver aperto un portone il governatore ha ironizzato anche sullo slang usato da quasi tutti gli esponenti del Pd, segretaria Schlein in testa. “Quando sento dire che non si può avere un approccio securitario ai temi della sicurezza penso che nessuno direbbe che non ci vuole un approccio sanitario ai problemi della sanità”. Per il governatore della regione rossa per antonomasia il sistema delle espulsioni oggi non funziona e di conseguenza tocca al centrosinistra, almeno laddove amministra il territorio, farsi carico di affrontare il problema e non accontentarsi dello status quo. La decisione di aprire un Cpr in Emilia-Romagna spetta al ministro dell’Interno e quindi tocca a Piantedosi in caso fare la prima mossa concreta. Intanto all’interno della maggioranza che governa a Roma il capogruppo alla Camera di FdI, il bolognese Galeazzo Bignami, se l’è cavata sostenendo che “è una discussione che si può fare”. Più entusiasta invece Forza Italia bolognese che ha commentato la sortita di De Pascale come un primo passo importante e la dimostrazione che “quando si amministra le posizioni ideologiche e demagogiche non hanno più spazio”. Ma i problemi per De Pascale sono nati a sinistra. Con un fuoco di fila che finora ha visto impegnati Avs, il M5s, la Cgil e il comune di Bologna. Avs ha bollato la sortita del governatore come “un errore”, i 5 stelle hanno fatto sapere che “noi diciamo no”, la Cgil ha denunciato che “non è questa la risposta da dare alla questione sicurezza” mentre proprio l’assessore alla Sicurezza del comune di Bologna, Matilde Madrid – fedelissima del sindaco Matteo Lepore – è stata la più puntuta. “Di Cpr ce ne sono tantissimi in Italia e ci sono centinaia di posti vuoti” per cui non avrebbe senso aprirne uno nuovo in Emilia-Romagna. Persino Sandra Zampa, bolognese ed esponente della minoranza dei riformisti dem ha preso le distanze (“i Centri ci sono già, si usino quelli, in Emilia-Romagna non servono”). Un altro si sarebbe arreso e avrebbe scelto la solita scorciatoia del mi-avete-capito-male, De Pascale no. E ha rincarato la dose. “I cittadini non riescono ad accettare che ci siano persone arrestate più volte che hanno commesso reati e che non vengono espulse. Quello che viene dato loro è solo un foglio di carta con scritto sopra di andare via”. Per il Pd bolognese litigare in casa sull’immigrazione – quasi un inedito – non è piacevole e il sindaco Lepore ieri si è limitato a sostenere che più di discutere “di cosa succede nel Pd bisogna parlare del paese e della nostra città”. E comunque per i Cpr “vediamo se c’è una proposta da parte del ministro e non sempre il solito muro contro muro”. La palma del più cauto spetta al cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, che pressato dai reporter ha risposto di non conoscere la proposta di De Pascale e che “la vera sfida è mettere assieme accoglienza e sicurezza”. Nell’attesa che i giornalisti bracchino anche Romano Prodi il caso Cpr-De Pascale e le relative polemiche sono finora rimaste confinate a Bologna e dintorni, del resto l’ultima cosa che Elly Schlein vorrebbe è che alla fine se ne discutesse a Roma e lei in prima persona fosse costretta a entrare in rotta di collisione con un governatore di spicco come De Pascale. Per di più un’apertura al governo Meloni seppure solo per decidere di fatto insieme di far nascere un nuovo Cpr è rubricabile solo come una vera iattura.
In alcuni spazi inutilizzati da diversi anni troveranno posto anche altri uffici comunali .
La ricerca contro i tumori infantili ha bisogno di sostegno: così il Comitato per la vita “Daniele Chianelli” celebra...
Arrestato dalla polizia un 31enne durante un controllo in via Verdi. Gli agenti hanno sequestrato 32 dosi di eroina e quasi 7mila euro in contanti .
Il primo cittadino richiama i componenti della maggioranza dopo gli sviluppi legati al caso Vannacci "Non sta al sindaco decidere, spetta ai singoli consiglieri rispettare il patto con gli elettori".
In tanti ai colloqui per collegare domanda e offerta organizzati dal Centro per l’impiego. Cristina: "Gli anziani ti accolgono come una di famiglia, come i miei nonni che non ci sono più". .
Le conclusioni del perito nominato dal giudice su Kristian Emanuele Nannetti. Il processo per la morte di Flavia Mello Agonigi sarà celebrato ad aprile.
Il cantiere all’opera per la Marina militare italiana
Le associazioni di categoria e i sindacati rilanciano il documento unitario a fronte dei numeri emersi in un’audizione parlamentare sullo sfruttamento nel tessile: "Le 318 ispezioni nel 2025 non bastano: puntare almeno al doppio".
Domani a The Loom The Trip apre la XIV edizione. In scena Company Blu. "È solidarietà culturale". .
Molti pensano che sia solo una bolla finanziaria: Guido Crosetto , invece, ha deciso che l’intelligenza artificiale costituisce un nuovo dominio operativo della sicurezza nazionale. Il ministero della Difesa ha definito, nella propria “Strategia 2026”, l’obiettivo di un’integrazione rapida, sistemica e sistematica dell’IA in tre ambiti fondamentali: formativo, organizzativo e operativo. Questo nuovo approccio mira a colmare i gap esistenti e a posizionare l’Italia come un partner proattivo all’interno delle alleanze internazionali. L’attuazione della strategia poggia su quattro componenti tecnologiche fondamentali, essenziali per mantenere il controllo profondo sui sistemi di IA. Prima di tutto dati e algoritmi. I primi devono essere sicuri, integri e gestiti superando la frammentazione “in silos” attraverso un approccio cloud integrato. I secondi richiedono lo sviluppo di modelli trasparenti e spiegabili, con una validazione rigorosa basata sul diritto internazionale umanitario. Poi c’è la capacità di calcolo: infrastrutture proprietarie di High Performance Computing e una transizione verso il calcolo quantistico per supportare l’addestramento continuo dei modelli. Infine, reti e connettività, con un potenziamento delle infrastrutture energetiche e delle comunicazioni satellitari, con un focus particolare sulle costellazioni a orbita bassa per garantire basse latenze e ridondanza. Per dirigere questa trasformazione, sono state istituite nuove strutture di governance: l’Ufficio per l’IA, preposto alla supervisione e all'indirizzo politico, e il Laboratorio di IA per la Difesa, concepito come polo di eccellenza e centro di sperimentazione. L’orientamento italiano si allinea alle tendenze delle principali potenze globali: la Cina ha formalizzato il concetto di "guerra intelligentizzata", ponendo l'IA al centro della competizione nei domini cognitivo ed elettromagnetico. Gli USA integrano l’IA nelle “multi-domain operations” per massimizzare la superiorità decisionale, avvalendosi di una simbiosi profonda con il settore privato. Il mondo sta convergendo verso un’idea di difesa dove l’IA non è più un accessorio, ma la condizione stessa dell’autonomia strategica: Crosetto lo ha capito. Ora devono capirlo anche i cittadini e le imprese.
"Unità cinofile per rafforzare la sicurezza urbana". E’ la proposta del candidato sindaco di Forza Italia, Circo Costagliola. "Anche realtà...