Maltempo: allerta arancione in Calabria e Sicilia, gialla per otto regioni
Situazione critica anche in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna e Toscana
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La piccola si era allontanata improvvisamente mentre giocava fuori casa con i cani a Tonezza del Cimone. Trovata dopo circa due ore a tre chilometri da casa in mezzo alla neve in compagnia del fidato amico a quattro zampe. Continua a leggere
By Julie Zhu and Sophie YuHONG KONG/BEIJING, Feb 12 (Reuters) - More Chinese tourists are expected to travel overseas during next week’s extra-long Lunar New Year break, … Leggi
Non una riga (a meno di miei errori) su numerosi giornali ieri mattina, e solo Il Tempo con la notizia assai visibile già in prima pagina. Sto parlando della seconda parte della clamorosa audizione del procuratore di Caltanissetta De Lucain Commissione Antimafia. Si tratta di un fatto enorme, che smonta trent'anni di balle (le presunte piste nere, oltre alla narrazione di comodo di alcuni magistrati, politici e giornalisti che a questo punto dovrebbero vergognarsi di pronunciare le parole «Falcone» e «Borsellino») e soprattutto fa capire la reale posta in gioco, quella che si è voluta occultare per troppo tempo. Lascio da parte la figura a dir poco imbarazzante di alcuni magistrati (che escono a pezzi dall'inchiesta di De Luca: alcuni con case comprate da imprese in odore di mafia, altri con audizioni in Antimafia di ex colleghi accuratamente e amorevolmente preparate) e mi concentro sul punto di fondo. Quel che conta è un nodo che potrebbe portare alla riscrittura integrale di un autentico turning point della storia italiana, e cioè l'anno 1992. La chiave sta in quel dossier mafia-appalti costruito dal Ros dei Carabinieri (il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno), oggetto della straordinaria attenzione di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino. Cosa se ne ricava? In quell'anno l'attenzione era concentrata (a Nord) sull'inchiesta Mani Pulite, il cui esito è oggi chiaro: per una ragione o per l'altra, ne uscirono a pezzi le forze del pentapartito, mentre (con circoscritte eccezioni milanesi) ne risultò pressoché completamente indenne il Pci-Pds-Ds, che non a caso, a inizio 1994, si sentiva pronto a conquistare tutto con la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto, fermata - come si sa - solo da un benedetto imprevisto della storia, e cioè dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, capace di unire alla sua for(incluse quelle rosse) e poteri criminali? La risposta più probabile a questa domanda è sì. Capite bene che la più recente storia d'Italia sarebbe stata significativamente riscritta. Primo: sarebbe stato ben difficile evocare la diversità morale della sinistra ex comunista. Secondo: settori della grande impresa italiana non avrebbero potuto raccontare a se stessi e al paese la favola dell'essere stati rapinati dal sistema dei partiti attraverso Tangentopoli. Non a caso quel dossier e la relativa indagine restano un enigma. Perché il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco telefonò a Borsellino, per affidargli l'inchiesta, all'alba della domenica in cui il magistrato fu ucciso? Non poteva vederlo il giorno dopo? E perché poi ci fu una corsa affannosa per affossare l'indagine? Perché a Giammanco, morto nel 2018, non furono chieste spiegazioni? Dalla risposta a queste domande passa un'"esigenza" che assai probabilmente molti avvertirono come impellente: criminalizzare Mori e De Donno, isolarli, costruire il grande racconto mediatico e giudiziario della «trattativa», usare quella potente e fumosa narrazione per nascondere il resto. E tra le cose da nascondere c'era forse quanto era accaduto (e quanto non si volle far accadere) presso la procura di Palermo. I lettori comprenderanno che - a questo punto - a essere messa in causa è una intera filiera giudiziaria (alcuni protagonisti sono transitati in politica, come si sa) e giornalistica, con anni di racconti televisivi. Toccherà a loro- se saranno in grado di farlo- balbettare qualche spiegazione. Più probabile che sperino nel gran lavacro del silenzio, della distrazione, dell'oblio: le tesi del procuratore De Luca sono troppo imbarazzanti per loro. C'è da fare i complimenti alla Commissione Antimafia e alla presidente Chiara Colosimo, oltre che ai membri più combattivi della Commissione stessa, a partire da Maurizio Gasparri. E, su un altro piano, sarebbe molto importante se Antonio Di Pietro volesse raccontare alcune cose: è convinto che Raoul Gardini si sia davvero suicidato alla vigilia dell'interrogatorio previsto a Milano? E, se sì, c'entra qualcosa l'indagine che ha poi segnato la vita di Mori e De Donno? E ancora: perché Mani Pulite non andò oltre lo Stretto di Messina?
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L'Italia riparte da un mercoledì da incorniciare e da un giovedì che promette di essere altrettanto denso di emozioni alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina . Ieri, gli azzurri hanno vissuto una giornata a due facce: trionfo totale nello slittino sulla pista "Eugenio Monti" di Cortina, con il doppio oro firmato prima da Andrea Voetter e Marion Oberhofer nel doppio femminile e poi da Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner nel doppio maschile. Male invece il SuperG maschile (Giovanni Franzoni sesto, Dominik Paris subito fuori) e il biathlon 15 km donne (Dorothea Wierer quinta). Oggi, il programma azzurro offre diverse occasioni di medaglia dalla mattina alla sera, con riflettori puntati soprattutto su sci alpino e short track . A Cortina, alle 11.30 sulla pista delle Tofane, va in scena il SuperG femminile con Sofia Goggia che cerca il bis dopo il bronzo in discesa, Federica Brignone punta al riscatto. In gara anche Elena Curtoni e Laura Pirovano . La giornata si apre già alle 9.05 con il curling femminile : per l'Italia doppio impegno nel round robin, prima contro la Svizzera e poi contro la Corea del Sud, due partite che possono pesare in ottica classifica. Alle 10 scatta anche lo snowboard cross maschile , con Lorenzo Sommariva impegnato nelle manche di qualificazione. Nel pomeriggio e in serata, i fari tornano su Milano per lo short track e sulla pista lunga per il pattinaggio di velocità. Arianna Fontana nei 500 metri va a caccia della 13ª medaglia olimpica in carriera: un traguardo che, se centrato, le permetterebbe di eguagliare Edoardo Mangiarotti come atleta italiano più medagliato di sempre ai Giochi, estivi e invernali. Nei 1000 metri maschili spazio invece a Pietro Sighel , con Luca Spechenhauser e Thomas Nadalini , in una specialità che spesso si decide sul filo delle traiettorie e della gestione dei contatti. Sul ghiaccio della pista lunga, alle 16.30, torna Francesca Lollobrigida nei 5000 metri: dopo l'oro nei 3000, l'azzurra cerca continuità e un'altra giornata da protagonista. E ancora Cortina alle 18.30, con la staffetta a squadre dello slittino: dopo il doppio trionfo di ieri, l'Italia si presenta con ambizioni concrete anche nella prova mista, che unisce velocità e precisione negli scambi.
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Giorno 6 di Milano Cortina: tutte le gare e i risultati
Sofia, Francesca e Arianna non hanno mica finito il loro lavoro. Non si accontentano, non l’hanno mai fatto e, se c’è un’Olimpiade di mezzo, c’è sempre un altro giorno per le emozioni. A queste tre regine del nostro sport non bastano le imprese passate: il bronzo in discesa della Goggia e i due ori della Lollobrigida nei 3.000 metri del pattinaggio di velocità e della Fontana nella staffetta dello short track, sono i primi graffi che queste signore della neve e del ghiaccio hanno impresso a Milano Cortina 2026. Il palcoscenico dell’olimpica giornata odierna torna a essere allestito per loro tre e il ping-pong delle dirette odierne, dalla mattina alla sera (su Rai2, Discovery/HBO ed Eurosport/Dazn), è un mix di emozioni che promette spettacolo e cambierà - si spera- il nostro medagliere. Si parte dalla tarda mattinata e si ritorna a Cortina, sull’amata pista Olympia delle Tofane dove Sofia Goggia, insieme a Federica Brignone e altre due azzurre Laura Pirovano ed Elena Curtoni, affronterà un supergigante che ha per Sofia, significati intensi. C’è un bronzo che l’ha rassicurata sulle sue condizioni, vero, ma anche una caduta in combinata che l’ha incupita: «Per fortuna c’è subito questo supergigante, sto bene, dovrò essere solo più concentrata». Le avversarie sono ovviamente... la Brignone, anche se la gara sulla quale punta tutto Fede sembra essere più che altro il gigante di domenica prossima, le tedesche Emma Aicher e Kira Weidle-Winkelmann oltre alla statunitense Breezy Johnson che ha vinto l’oro in discesa. Sofiache ieri ha ricevuto la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - ha vinto tre volte qui a Cortina in libera, mai in supergigante. «È sempre una gara da rispettare: una sola manche, velocità da discesa ma con porte e cambi di ritmo che premiano sensibilità, lettura del terreno e coraggio nelle linee», dice. Doti che non le mancano di certo. TALENTO Da Cortina a Milano, da Sofia a Francesca: alle 16.30, sul ghiaccio dello Speed Skating appuntatevi la finale di pattinaggio di velocità sui 5.000 metri, distanza nella quale la Lollobrigida, un talento che viene dal pattinaggio a rotelle dove ha vinto nove titoli mondiali, è campionessa iridata in carica. Quindi favorita naturale sul ghiaccio milanese che l’ha vista stupire tutti, sabato scorso, sulla distanza più corta dei 3.000. A bordo pista il figlio Tommaso e il marito Matteo Angeletti, anche lui pattinatore e preparatore atletico, saranno due ultrà da stadio per questa campionessa, pronipote della grande Gina e chiamata a un’altra recita speciale. Si dovrà guardare dalla norvegese Ragne Wiklund e dalle canadesi Isabelle Weidemann e Valerie Maltais: partono in dodici, nella finale di metà pomeriggio, ma sorrideranno solo in tre. CADERE E RIALZARSI Francesca, alla vigilia, ha meditato anche sui momenti complicati: «Lo sport non è solo vincere. È cadere, perdersi, dubitare di sé e rialzarsi. Quest’anno un’infezione virale mi ha messo ko nei mesi più importanti, il fisico non rispondeva, la testa crollava, il sogno olimpico sembrava allontanarsi. Ho avuto paura, ho pianto, ho pensato di smettere. Poi mi sono ricordata una cosa semplice ma essenziale: pattino perché amo pattinare ed è arrivato l’oro sui 3.000». In serata (via con i quarti di finale alle 20.15), sarà infine la volta di Arianna Fontana che nello short track 500 metri inseguirà, danzando sui suoi pattini dorati, il mito di Edoardo Mangiarotti che la sopravanza di una medaglia ai Giochi: 13 (collezionate tra Berlino 1936 e Roma 1960) contro le 12 di Arianna. Può pareggiare e poi superare il gigante della scherma ma, addirittura, minacciare leggende degli sport invernali come Marit Bjørgen (15 medaglie olimpiche nello sci di fondo), Ole Einar Bjørndalen (13, biathlon), Ireen Wüst (13, speed-skating). «A questi record, però, non ci penso», fa lei. Forse mentendo. Chi può minacciare la nostra meravigliosa azzurra stasera? Le solite frecce olandesi Velzeboer, Xandra e Michelle, l’altra olandese Poutsma e la Courtney Sarault (Canada). Ma Arianna, dopo sei Olimpiadi, non ha più paura di niente e di nessuno. Sofia, Francesca e Arianna, per queste regine altri tre passi nella storia?