Quello degli antagonisti è terrorismo. Bersani e i dem fanno finta di non capire

Quello degli antagonisti è terrorismo. Bersani e i dem fanno finta di non capire

C'è ancora chi fa finta di non capire. Qui a Il Tempo, rispetto alle Olimpiadi che si avvicinavano, avevamo avvisato tutti il 17 gennaio scorso, ormai tre settimane fa: i Giochi erano nel mirino degli antagonisti, che avrebbero fatto di tutto per un sabotaggio in mondovisione. Com'è infatti puntualmente accaduto con le violenze e i blocchi ferroviari dell'altro ieri. Ricordo ancora le telefonate stupite, quella mattina, di non pochi interlocutori autorevoli: «Ma davvero?», domandavano. «Sì, davvero», rispondevo avendo sotto gli occhi il report dell'Antiterrorismo di cui eravamo venuti in possesso. C'è una galassia antagonista, lungamente coccolata a sinistra, che punta a una specie di guerriglia permanente: attacchi continui alla polizia, blitz a ripetizione, azioni sempre più violente. A Torino, oltre al poliziotto martellato, ci sono stati 100 agenti feriti e pietre lanciate con le catapulte. A Milano, l'altra sera, contro la polizia sono stati sparati fuochi d'artificio. Questo dà l'idea del livello dello scontro. Il governo è intervenuto con (ottime) misure. Ma ora, come la premier chiede da tempo, serve alzare il tiro con operazioni ad alto impatto. So bene che, a vari livelli, alcuni seri funzionari dello Stato, che rispetto profondamente, hanno comprensibili remore psicologiche. Ma per vincere in strada bisogna vincere anche in tv: i cittadini devono vedere un chiaro cambio di passo. Ieri il ministro Guido Crosetto, con un tweet lucidissimo, ha mostrato di aver colto il cuore della questione. Così come Giorgia Meloni, che ha esplicitamente parlato di «nemici dell'Italia» all'opera. Non possiamo dire lo stesso, purtroppo, di un ex uomo di governo come Pierluigi Bersani che si aggira per le trasmissioni tv chiedendo dove sia la destra liberale. Bel coraggio: lui sabato ha postato sui social un tabellone di ritardi ferroviari, come se si trattasse di disservizi. Egregio Bersani, era un sabotaggio degli antagonisti: compagni di quelli a cui i sindaci di sinistra concedono basi logistiche. Ne vogliamo parlare?

Le cantine di Allah. Quei mille metri interrati sotto i palazzi dei romani

Le cantine di Allah. Quei mille metri interrati sotto i palazzi dei romani

I "tentacoli" della nuova grande moschea di Roma si allungano sotto i palazzi di Centocelle per quello che è destinato a diventare un enorme spazio di preghiera riservato ai fedeli di religione islamica. Dopo il dissequestro del 21 gennaio scorso, i lavori proseguono e, parallelamente, cresce la preoccupazione dei residenti di questo quadrante a est della Capitale. Temono una vera e propria invasione, in un quartiere che non è attrezzato a trasformarsi in una sorta di Mecca urbana. Parliamo di mille metri quadrati sotterranei che partono dal grande palazzone (un ex mobilificio) in piazza delle Camelie e che si distendono sotto tre edifici residenziali privati. Venerdì scorso i residenti di questi tre edifici hanno organizzato una banale riunione di condominio nel corso della quale si è presentato a sorpresa l'imam Mohamed Ben Mohamed, che attualmente guida la più piccola moschea di via dei Frassini. Un centro islamico Al Huda, frequentato storicamente anche da Mohammad Suleiman Mousa Ahmad, alias Abu Omar, considerato dalla procura di Genova il braccio destro romano di Mohammad Hannoun. Quest'ultimo è stato arrestato il 27 dicembre scorso con l'accusa di essere a capo della «cellula» italiana di Hamas. Ma torniamo alla riunione di condominio, l'unico modo per i residenti di far sentire la loro voce, dal momento che dal Municipio V di Roma, governato dal Partito democratico, finora non sono arrivate risposte. In questa occasione, l'imam ha cercato di tranquillizzare i residenti, ma ha anche ammesso che sotto i loro palazzi, dove vivono decine di famiglie, su una superficie di circa 700 metri quadrati, si svilupperà il centro di preghiera. Un'ala sarà riservata esclusivamente alle donne, l'altra agli uomini. Mentre i 300 metri quadrati interrati, quelli direttamente sotto l'ex mobilificio, non è chiaro cosa ospiteranno. Ad infittire il mistero, sarebbe stata anche prospettata la possibilità di creare ai piani superiori una sorta di ambulatorio per donne musulmane incinte. Insomma, quella che sarebbe in costruzione a Centocelle non sarà solo la seconda più grande moschea di Roma dopo quella ai Parioli, ma un vero e proprio centro polivalente riservato all'Islam, tra uffici e forse anche attività commerciali. La presenza di un ambulatorio sarebbe in linea con quanto scritto da Il Tempo nei mesi scorsi: i livelli superiori, infatti, sono registrati come «casa di cura e o residenza per anziani». Un ginepraio in cui è difficile districarsi, motivo per cui i consigliere municipale di Fratelli d'Italia Fabio Piattoni e il collega capitolino Federico Rocca hanno scritto una nuova lettera alla Direzione Tecnica del Municipio V e, per conoscenza, anche alla polizia locale e all'Autorità nazionale anticorruzione Anac. «Abbiamo ricevuto una risposta dal Municipio che non solo non ha chiarito i dubbi ma ha confermato molti nostri sospetti come ad esempio i lavori in corso ai piani superiori durante il sequestro penale del seminterrato o ancora le informazioni incongruenti sui cartelli del cantiere. L'incoerenza di molti atti, la permanenza di tante perplessità insieme all'assenza di una visione unitaria in regime autorizzativo, ci ha spinto a sollecitare l'Amministrazione ad un approfondimento e chiarimento in queste direzioni», spiegano i due consiglieri. In effetti, gli aspetti su cui far luce sono diversi. A partire dai cambi di destinazione d'uso, che dovrebbero essere considerati esclusivamente rilevanti e, quindi, con necessità di un permesso a costruire, in quella che prima era la ex Gaggioli, un semplice showroom di mobili. Un edificio venduto dodici anni fa alla cifra, pare, di circa 1,8 milioni di euro. Soldi, come ammesso in passato dallo stesso imam, arrivati dal Qatar. Un complesso enorme, che se consideriamo tutti i piani, da quello interrato all'ultimo, raggiunge una superficie di 2.500 metri quadri per circa seimila metri cubi di volume. Quindi, capace di ospitare migliaia di persone. Chiaro che i romani pretendano risposte.