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(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma (atenei facenti parte del gruppo Multiversity, che raccoglie circa 200.000 studenti, su oltre 300.000 iscritti ad un'università telematica in Italia), con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini.
Roma, 11 feb. (Adnkronos/Labitalia) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma (atenei facenti parte del gruppo Multiversity, che raccoglie circa 200.000 studenti, su oltre 300.000 iscritti ad un'università telematica in Italia), con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all'offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l'idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
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Ciò che il mondo separa tu ritornalo/ al bambino incantato/ alla casa-conchiglia che schiude/ l’ombra piccola sull’assenza del mare/ riponilo nella sua pelle di vecchio straniero/ ricordalo, fallo svanire [Francesca Matteoni, Ciò che il mondo separa] Un anno fa, il 9 febbraio 2025, Grazia Zuffa ci ha lasciate e lasciati, a causa di un improvviso […]
Roma, 11 feb. (Adnkronos) - "Questo decreto fa una scelta infelice, molto grave, che dà un pugno in faccia a 5 mln di cittadini italiani che per ragioni di studio, lavoro e salute sono lontani dalla loro residenza e che non potranno esercitare il loro diritto di voto in occasione del referendum costituzionale, come invece è accaduto per le europee 2024 e per il referendum sul lavoro 2025”. Lo ha detto il senatore del Pd, Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali. “E' una scelta grave – ha proseguito Parrini - anche per le spiegazioni che la maggioranza ha fornito durante il dibattito in commissione e in Aula. Il centrodestra ha sostenuto che si tratta di un atto per il quale non ci sarebbe il tempo per gli adempimenti tecnici entro il 22 e 23 marzo. Peccato che quella data non è stata decisa da un destino cinico e baro, ma è stata una scelta politica, che il governo avrebbe anche anticipato al 1 marzo se non ci fosse stata la petizione popolare sul quesito. Inoltre l'Esecutivo Meloni detiene il record di decreti-legge, credo ne abbia fatti oltre 120, su emergenze vere ed emergenze false, non poteva inserire una norma sui fuorisede in questo decreto?". "E perché non c'è una legge sul voto dei fuorisede nel nostro Paese? Non c'è a causa dell'ostruzionismo insistito e sfacciato della destra contro questa normativa. La verità è che la destra ha deciso di escludere dal diritto di voto 5 milioni di cittadine e cittadini italiani, atto ancora più grave perché avviene su un referendum costituzionale e nel contesto del dibattito pubblico sulle cause dell'astensionismo e su come limitarlo. Il messaggio che la maggioranza manda è che sta cercando di fare tutto il possibile per ostacolare il voto e ciò non è accettabile, è vergognoso”.
Parigi, 11 feb. (Adnkronos/Afp) - La Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiede le dimissioni della relatrice speciale dell'Onu per i Territori palestinesi Francesca Albanese, dopo le "dichiarazioni oltraggiose e colpevoli" rilasciate sabato durante una conferenza. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, aggiungendo che "la Francia condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile".