Salute, Dagna (San Raffaele): "Per lupus trattamenti personalizzati in centri dedicati"

Salute, Dagna (San Raffaele): "Per lupus trattamenti personalizzati in centri dedicati"

Roma, 11 feb. (Adnkronos Salute) - "Il lupus eritematoso sistemico è una malattia autoimmune, cioè una condizione in cui il sistema immunitario, invece di difendere l'organismo, attacca strutture del corpo stesso. A differenza di altre malattie autoimmuni che colpiscono un singolo organo, il lupus è una patologia sistemica e, come tale, può interessare pelle, reni, mucose, occhi, cellule del sangue e molti altri organi. Può presentarsi in forme lievi, con manifestazioni cutanee o alterazioni di laboratorio, ma anche in forme molto gravi che, se non trattate adeguatamente, possono mettere a rischio la vita del paziente". Per questo, rivolgersi "a strutture dove sono presenti diversi specialisti permette di scegliere il trattamento personalizzato, ridurre le complicanze e consentire al paziente di mantenere una vita il più possibile normale, sul piano personale, relazionale e lavorativo". Lo ha detto Lorenzo Dagna, direttore dell'Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare all'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Medicina interna all'università Vita-Salute San Raffaele, commentando all'Adnkronos Salute i risultati del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', che descrive per la prima volta in modo strutturato l'impatto della patologia nel nostro Paese. Il lupus eritematoso sistemico è una malattia altamente invalidante sul paziente. "I dati dimostrano che provoca un disagio non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, lavorativo e sociale, con un impatto socio-economico significativo - spiega Dagna - Se una persona giovane, tipicamente una donna nel pieno della sua attività produttiva, sviluppa il lupus, non solo vive male la propria vita personale e familiare, ma vede ridursi la propria capacità lavorativa e la propria indipendenza". Impostare una gestione integrata delle cure significa controllare meglio la patologia e prevenire le complicanze. "Una grossa quantità di pazienti", oltre il 60% degli intervistati, "continua a utilizzare il cortisone nonostante le linee guida ne raccomandino un uso molto limitato", sottolinea l'esperto. Questo farmaco "ha sicuramente un ruolo nelle fasi acute, ma l'uso cronico provoca più danni che benefici - avverte Dagna - Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto avanzati che permettono di migliorare la cura dei pazienti e altri sono in sperimentazione. L'impiego di queste strategie può incidere non solo sull'attività della malattia, ma anche su tutti gli aspetti della qualità della vita del paziente, offrendo prospettive molto più positive rispetto a qualche anno fa". Il lupus "è una malattia che colpisce molti organi e sistemi contemporaneamente - rimarca l'esperto - e richiede una gestione multidisciplinare con il coinvolgimento, se necessario, di nefrologi, neurologi, dermatologi e altri specialisti, in centri con una grande esperienza clinica. Solo così è possibile garantire il miglior trattamento disponibile e l'accesso alle terapie più innovative. Tenere il paziente lontano da queste possibilità e affidarlo a terapie non aggiornate, come l'uso cronico del cortisone, rischia di favorire danni irreversibili. E' molto più difficile recuperare un organo già compromesso che prevenire il danno intervenendo precocemente".

LETTERA APERTA AL MUR E AL MINISTRO BERNINI

LETTERA APERTA AL MUR E AL MINISTRO BERNINI

Di seguito la lettera delle Rappresentanze Studentesche delle Università Telematiche del Gruppo Multiversity (Mercatorum, Pegaso, San Raffaele) al Mur e al ministro Bernini. Ministro, Presidente, noi sottoscritti, Rappresentanze Studentesche di Università Mercatorum, Università Telematica Pegaso e Università San Raffaele Roma (atenei facenti parte del gruppo Multiversity, che raccoglie circa 200.000 studenti, su oltre 300.000 iscritti ad un'università telematica in Italia), con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentesca (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerti online. Scriviamo con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza, con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali. Il punto dì partenza: qualìtà e regole comuni Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all'offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili. Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l'idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata "a prescindere dalle modalità di erogazione" e che il sistema debba avere regole comuni. Perché la questìone è urgente: diritto allo studio e Paese reale Nelle nostre comunità studentesche (e soprattutto in generale nelle università telematiche) la componente di studenti lavoratori, caregiver, persone con vincoli familiari, logistici o di salute, atleti dual career, nonché personale della PA e aderente alle forze armate e dell'ordine, è ampia e strutturale. Per molti di loro la possibilità di sostenere esami online non è una "comodità": è la condizione pratica che rende possibile studiare, proseguire e completare un percorso universitario. L'eventuale soppressione generalizzata della modalità online (o la sua riduzione a ipotesi residuale e difficilmente accessibile) rischierebbe di tradursi, nei fatti, in una compressione del diritto allo studio: non teorica, ma concreta, misurabile in rinunce, slittamenti, abbandoni. Questa dimensione individuale si intreccia con un dato sistemico. L'Italia si colloca nelle ultime posizioni dell'UE per numero di laureati complessivi: in particolare nel 2024, la quota di 25-34enni con titolo terziario è 31,6%, contro una media UE del 44,1% (Eurostat, 2024-2026). È una distanza che pesa su competitività, mobilità sociale, produttività e capacità di innovazione. Il punto, quindi, non è difendere un "modello", ma ridurre attriti e barriere che ostacolano l'istruzione terziaria, soprattutto per chi studia in età adulta e/o in parallelo al lavoro, in linea con l'orizzonte della formazione continua ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale. Il nodo vero: superare stereotipi e falsi dualismi La discussione pubblica tende ancora a scivolare in luoghi comuni: da un lato "università tradizionali", dall'altro "università telematiche" come se fossero mondi incompatibili, o peggio gerarchici. In gran parte degli stati esteri, sia le università digitali che in presenza hanno un unico inquadramento, a differenza dell'Italia che si distingue per aver creato un dualismo tra tradizionali (pubbliche e private) e telematiche, che secondo noi va ormai definitivamente superato: e questo non va fatto togliendo gli esami online nelle università telematiche, ma al più introducendoli in tutte le università in modo stabile e organico, garantendo cosi la piena libertà di scelta agli studenti fra esami e didattica online e in presenza, a prescindere dall'ateneo (che questo sia pubblico o privato, che abbia origine come tradizionale o nasca come telematico). Noi chiediamo quindi di superare definitivamente questa logica discriminante. Uno studente non è "di serie A o di serie B" in base alla modalità con cui studia o sostiene una prova, che questo avvenga online o in presenza: conta la serietà del percorso, la qualità della valutazione, la verificabilità degli standard. E le ultime valutazioni ANVUR (soprattutto degli atenei del gruppo Multiversity), dicono che l'università telematica è già oggi di qualità (ad oggi infatti si attestano in linea con le valutazioni della stragrande maggioranza delle università tradizionali), e questo "nonostante• la didattica in remoto e gli esami online: ciò dimostra e conferma come NON esista ad oggi una reale dicotomia che possa far dire che la didattica online (asincrona e sincrona) e/o gli esami online pregiudichino in qualche modo la qualità. L'esperienza pandemica non è stata solo una parentesi emergenziale, ma una situazione che ha portato alla luce un'esigenza latente di flessibilità. La rapidità con cui il modello didattico digitale è stata accolto e, soprattutto, consolidato, come dimostra la forte crescita delle iscrizioni alle università telematiche anche al di fuori della fase emergenziale, evidenzia che il modello didattico tradizionale non riusciva più a rispondere pienamente alle necessità di una società sempre più dinamica ed eterogenea. In questo senso, la tecnologia non dovrebbe essere trattata come un fattore "sospetto" in sè, ma come uno strumento che, se governato e valutato correttamente, può rendere l'università più inclusiva senza rinunciare a rigore e credibilità. Anche perchè (soprattutto dopo la pandemia) l'innovazione nella didattica e nella valutazione digitale non è un fenomeno marginale: è una trasformazione già entrata nella normalità di molti sistemi formativi avanzati, con modelli e framework che mettono insieme flessibilità e affidabilità. Il progresso delle tecnologie comunicative, ha già dimostrato come il digitale sia ormai uno spazio relazionale a tutti gli effetti, in grado di abilitare forme di socializzazione dinamiche e costantemente connesse, in linea con la transizione verso modalità lavorative sempre più agili e delocalizzate. Dovremmo quindi al contrario promuovere gli atenei tradizionali (sia pubblici che privati) ad adottare le più recenti tecnologie, sulla scia awiata dalle università digitali. Senza perdere l'opportunità di un'istruzione online che durante la pandemia aveva nei fatti già coinvolto organizzativamente tutti gli atenei italiani Inoltre, con l'affermarsi dell'intelligenza artificiale (che è già presente, non è più solo futuro), serve necessariamente più digitale (e non meno), pertanto tutta l'istituzione universitaria non può e non deve restare indietro ancorata a vecchi retaggi e metodi del passato, perché già nei fatti non più compatibili con la realtà odierna. In questo quadro, le università telematiche sono un'innegabile occasione per innovare l'intera accademia italiana, e in generale tutto il comparto della formazione nostrana, pubblica e privata (o più correttamente, fra statali e non statali); l'impropria battaglia per i soli esami in presenza non deve diventare la scusa per conservare pericolosamente lo status quo in modo limitato, con effetti negativi per il nostro Paese in termini di competitività, merito e preparazione, che diventeranno inevitabilmente anche un freno all'innovazione. La nostra rìchlesta: chìarezza Immediata e un lndlrìzzo dì sìstema Con la massima sobrietà istituzionale, chiediamo quindi: Trasparenza sullo stato dell'interlocuzione fra Ministero e Università telematiche: se è in corso un tavolo tecnico o un confronto tra MUR e atenei sul tema (e sapevamo fosse cosi), chiediamo che vengano indicati oggetto, tempi, passi successivi e modalità con cui tale interlocuzione si tradurrà in determinazioni operative, che auspichiamo comunque vertano alla stabilizzazione organica degli esami online e di ogni forma di didattica remota per tutti gli atenei, senza distinzioni. Valutazione di un principio di scelta, laddove compatibile e regolato: la possibilità, per ogni studente, di poter sostenere la prova online o in presenza, senza che ciò comporti differenze di dignità o di valore, e con standard di qualità verificabili stabiliti dai soggetti competenti. Non chiediamo di sostituirci a MUR e ANVUR nel definire il "come" tecnico; chiediamo il riconoscimento del "perché" e del "che cosa": rendere la scelta una leva di diritto allo studio, non un'eccezione residuale. Coerentemente con quanto già previsto dal D.M. 1835/2024, chiediamo che si esplori (in modo trasparente e con l'eventuale supporto di ANVUR) l'ipotesi di un intervento integrativo che, sulla base del mutamento delle tecnologie disponibili, consenta una stabilizzazione regolata delle modalità esami online, invece di relegarle a casistiche straordinarie. Più che far tornare indietro le università telematiche su strumenti digitali e innovativi come la didattica remota e gli esami online (dove gli atenei digitali sono stati veri e propri pionieri e avanguardisti), facciamoli diventare la normalità e un'opportunità per tutti gli atenei; il mondo reale, quello del lavoro, è già da tempo digitalizzato e lo sarà sempre di più: che sia l'occasione per digitalizzare una volta per tutte anche l'università italiana in ogni sua forma, che è davvero rimasta indietro sotto tanti punti di vista, in primis proprio in termini di innovazione. Che innovare diventi lo standard, se davvero si vuole guardare al futuro. Un impegno comune: rigore, valutazione, responsabìlità Questa lettera non è contro qualcuno, cosi come non lo sono le diverse petizioni online auto organizzate dagli studenti che stanno circolando anche in questi giorni e che hanno già raggiunto migliaia di adesioni (fra cui questa: https://c.org/MXPGXccvk9). Sono tutte iniziative che partono dal basso e a favore di un obiettivo condivisibile: un'università che sia insieme rigorosa, inclusiva e accessibile. Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo che le regole, nel perseguire la qualità, non producano effetti collaterali che riducono l'accesso allo studio proprio dove il Paese ha più bisogno di aumentarlo. Per questo vi chiediamo un riscontro istituzionale e, se ritenuto utile, la disponibilità a un incontro (anche tecnico) con una delegazione delle Rappresentanze firmatarie, affinché la comunità studentesca possa essere informata in modo corretto e non attraverso indiscrezioni o interpretazioni parziali. Con osservanza, Data: (Roma, 10/02/2026) Firmano i delegati di: Università Mercatorum - Jacopo Paoletti Università Telematica Pegaso - Pierluigi Sciacca Università San Raffaele Roma - Giada Guerra E, singolarmente firmano i rappresentanti degli studenti di: Universitas Mercatorum - (Nomi e cariche dei firmatari, in ordine alfabetico): Angelo Argentieri - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Consiglia Avallone - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Mauro Balsano - Consiglio di Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Mattia Giuseppe Cara - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Lisa Maria Catinaro - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione e Coordinatrice della Consulta Studentesca Lara Ciiiberti - Comitato Unico di Garanzia Raoul Ciliberti - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Stefano Alfonso Di Corato - Consiglio di Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Paola De Vitis - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Economiche e Giuridiche Gennaro Junior Di Napoli - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Economiche e Giuridiche Fabiola lannaccone - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Samantha Lamoretti - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Antonio Leto - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Elisabetta Manca - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Economiche e Giuridiche Salvatore Mancuso - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Antonino Musolino - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Marco Ottoboni - Commissione Paritetica docenti-studenti della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Jacopo Paoletti - Presidio della Qualità dell'Ateneo e Segretario del Comitato Direttivo di Alumni Daiana Pappalardo - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze della Società e della Comunicazione Francesca Perrozzi - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Carlo Villoresi - Consiglio dei Corsi di Studio della Facoltà di Scienze Tecnologiche e dell'Innovazione Ilaria Zerba - Consiglio di Facoltà di Scienze Economiche e Giuridiche Università Telematica Pegaso - (Nomi e cariche dei firmatari, in ordine alfabetico) Antonio Brienza - Rappresentante NdV Lorenzo Becconi - Rappresentante CPOS L-18 Matteo Brancali - Rappresentante CdS L-31 Natale Corsaro - Rappresentante CPDS L-7 Luciano D'Andrizza - Rappresentante CdS L-22 Rosalinda Di Noia - Rappresentante CdS L-18 Alessandro Ghidoli - Rappresentante CdS L-22 Nazareno Grande - Rappresentante CPDS L-7 Anna Grasso - Rappresentante CPDS LM-14 Alessio lagrossi - Rappresentante CdS LM-01 Gianfranco Lanzetta - Rappresentante CPDS L-31 Diego Salvatore Lupoli - Rappresentante CdS L-19 Angela Marino - Rappresentante CdS LM-39 Alberto Mauro - Rappresentante Facoltà di Ingegneria e Informatica Ilaria Nocentini - Rappresentante CPDS LM-56 Sara Ranieri - Rappresentante CPDS L-19 Luana Rodriquez- RappresentanteFacoltà di Scienze Umane, della Formazione e dello Sport Pierluigi Sciacca - Coordinatore della Consulta Studentesca e Rappresentante CdS L-10 Domenico Sicilia - Rappresentante CdS LM-26 Deborah Maria Uboldi - Rappresentante CPDS L-10 Università San Raffaele Roma - (Nomi e cariche dei firmatari): Giada Guerra

Obesità, cosa dice la scienza alla politica

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Riconoscere l’obesità per ciò che è – una malattia cronica, complessa e sistemica — significa cambiare radicalmente lo sguardo con cui società, istituzioni e sanità pubblica affrontano uno dei fenomeni più rilevanti del nostro tempo. È questo il filo conduttore dell’incontro di ieri presso la Sala stampa della Camera dei deputati, in occasione della presentazione […]

Malagò: ci guardano da tutto il mondo, continuare a fare bene

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Milano, 11 feb. (askanews) - Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò è stato in Val di Fiemme per incontrare e conoscere i volontari trentini che stanno lavorando alle Olimpiadi invernali e ha ricevuto il Re di Svezia, Carlo XVI Gustavo, che ha assistito anche alla gara dello sci di fondo. "Qui siamo solo praticamente all'inizio di questa avventura e ogni giorno sappiamo che comunque siamo giustamente sotto pressione, giustamente con una grande lente che ci guarda da tutte le parti del mondo per fare bene, per continuare a fare bene". Malagò si è complimentato con tutti per il grande lavoro che stanno facendo: "Grandi Olimpiadi anche in Val di Fiemme, ma non avevamo dubbi. Questo è un marchio, un brand di garanzia, di successo assoluto. Non a caso abbiamo fortissimamente desiderato che fosse protagonista del programma olimpico".

Come diventare tutti più ricchi (e battere la destra alle elezioni). Intervista a Riccardo Staglianò

Come diventare tutti più ricchi (e battere la destra alle elezioni). Intervista a Riccardo Staglianò

Mercoledì 13 febbraio alle 18 l’intervista di Franz Baraggino a Riccardo Staglianò. I super-ricchi sono sempre più ricchi, aumentano le persone in povertà e anche i salari della classe media sono al palo. Quante volte l’abbiamo sentito? Eppure l’Italia continua a offrire ai Paperoni condizioni particolarmente favorevoli: nessuna patrimoniale e tasse di successione tra le […] L'articolo Come diventare tutti più ricchi (e battere la destra alle elezioni). Intervista a Riccardo Staglianò proviene da Il Fatto Quotidiano .

Papocchio Capannelle, la salvezza dell'ippodromo "oltre" il fotofinish

Papocchio Capannelle, la salvezza dell'ippodromo "oltre" il fotofinish

All' ippodromo delle Capannelle la differenza tra salvezza e disastro si gioca oltre il fotofinish. Quella della gestione dell'impianto, di proprietà di Roma Capitale, è una vicenda che ha assunto sfumature al limite del tragicomico, tra bandi deserti (quello per il 2025), altri scaduti da oltre un anno e mezzo (la gara europea da 27 milioni di cui si attende l'aggiudicazione), in mezzo ulteriori proroghe al vecchio gestore Hippogroup , che però sembra ormai uscito di scena, e infine l'ultimo bando per la gestione 2026 che sembrava arrivato a dama, con l'aggiudicazione a Marsicana srl firmata il 9 gennaio scorso. Solo che lunedì, alla scadenza dei 30 giorni previsti, come rivelato ieri da Il Tempo la società abruzzese non ha firmato il contratto. E ora la soluzione al ginepraio che rischia di condannare l'ippodromo a un anno di inattività sembra affidata a un cavillo. Secondo quanto trapela dal Campidoglio, infatti, proprio a causa della mancata firma nei termini, alla società sarebbe stata notificata la decadenza dalla concessione ma da quel momento Marsicana avrebbe dieci giorni per opporsi e rientrare eventualmente in gioco. Intanto in via XX Settembre c'è qualcuno che osserva con attenzione, e sempre meno pazienza, le mosse di Roma Capitale. Nelle prossime ore infatti al ministero dell'Agricoltura si deciderà la ripartizione delle competizioni negli ippodromi italiani, un passaggio fondamentale perché le corse sono collegate alle risorse economiche assegnate agli impianti. Senza un gestore ufficiale, però, per Capannelle potrebbe arrivare la débacle definitiva, almeno per quest'anno. Senza dubbio si cercherà di fare di tutto, nei limiti delle normative, per evitare questo epilogo e a qualcuno ieri è parso di scorgere il patron di Marsicana, Franco Pasquini, percorrere i corridoi del Campidoglio. Resta da capire però per quale motivo in un mese non si sia riusciti a dirimere i dubbi o a reperire qualche eventuale documento mancante. Chissà se a pesare sono stati i 150 mila euro annui di «bollette» degli occupanti abusivi , che da decenni vivono dentro l'ippodromo e di cui, fino a poco tempo fa, si sobbarcava i costi del consumo di elettricità l'ex gestore Hippogroup. Un onere che, secondo il Campidoglio, sarebbe dovuto passare sul groppone del nuovo aggiudicatario. Oppure potrebbero aver pesato i 100 mila euro l'anno circa di Imu richiesta dal Comune su Capannelle, nonostante l'impianto sia di proprietà comunale, o ancora la necessità di riallestire l'ippodromo dopo l'uscita del vecchio gestore. A questo problema, però, il Comune aveva iniziato a ovviare con due bandi indetti il 20 novembre scorso per la fornitura di gabbie di partenza per il galoppo e di due «autostarter», per un valore di oltre mezzo milione di euro. Resta poi il nodo del centro di allenamento e degli oltre 400 cavalli che «vivono» nell'ippodromo. Nella peggiore delle ipotesi, ovvero la cancellazione delle competizioni del 2026, si dovrà trovare un modo per salvaguardare almeno questa parte di Capannelle, magari con un bando ad hoc, come auspicano gli operatori. Prospettive che comunque restano ben lontane dai roboanti annunci di rilancio dell'ippodromo. Ad oggi sembra più un salvataggio d'emergenza.

Carlo Conti parla di Andrea Pucci con Fiorello: “Ci si può scherzare però mi dispiace per lui, sia professionalmente che umanamente. Non pensavamo di creare un affare di Stato”

Carlo Conti parla di Andrea Pucci con Fiorello: “Ci si può scherzare però mi dispiace per lui, sia professionalmente che umanamente. Non pensavamo di creare un affare di Stato”

Una scelta autonoma di Carlo Conti, quella di chiamare Andrea Pucci come co-conduttore al Festival di Sanremo. Così riportava ieri 10 febbraio Il Corriere della Sera: “una scelta artistica che si basava su due cardini: da un lato la stima del conduttore nei confronti del comico, dall’altro l’indubbio successo che riscuote a teatro (i suoi […] L'articolo Carlo Conti parla di Andrea Pucci con Fiorello: “Ci si può scherzare però mi dispiace per lui, sia professionalmente che umanamente. Non pensavamo di creare un affare di Stato” proviene da Il Fatto Quotidiano .