“Meloni usa la sicurezza come clava per intimidire chi dissente, vogliono abolire lo Stato di diritto”, parla Walter Massa

“Meloni usa la sicurezza come clava per intimidire chi dissente, vogliono abolire lo Stato di diritto”, parla Walter Massa

Walter Massa è Presidente nazionale dell’Arci. “Dopo gli scontri in piazza a Torino. Lo Stato liberale alla sbarra. Il governo vuole carcere, repressione, pugno duro”. Così l’Unità aveva aperto la prima pagina nei giorni successivi alla manifestazione. Siamo a un altro capitolo dell’attacco allo stato di diritto? Sì, siamo di fronte a un nuovo capitolo […]

Quando il potere al lavoro si racconta come partecipativo ma è invece fortemente opprimente, come comportarsi?

Quando il potere al lavoro si racconta come partecipativo ma è invece fortemente opprimente, come comportarsi?

Molte organizzazioni si dichiarano orizzontali e partecipative ma mantengono forme di potere opache e non dichiarate dove il dissenso non viene vietato ma reso rischioso: il potere che nega se stesso può trasformarsi in una forma di oppressione capace di generare […] L'articolo Potere al lavoro: quando la finzione organizzativa diventa oppressione sembra essere il primo su iO Donna .

Reali, magnati, premier: i padroni del mondo sono nella rete dell’orco

Reali, magnati, premier: i padroni del mondo sono nella rete dell’orco

Quello che emerge dai documenti desecretati è una tela di relazioni che legava il faccendiere ai potenti della terra: da politici come Clinton e Barak a ricconi come Gates e uomini di cultura come Allen e Chomsky. Gli Usa svelano chi inviò filmati osceni al faccendiere: l’emiratino Ahmed bin Sulayem Donald nel 2006 alla polizia di Palm Beach: «Indagatelo». I Labour sostengono Starmer. Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere

Referendum, c'è una sinistra per il Sì: "Sbagliata la linea del Pd. Berlinguer ci lasciava liberi"

Referendum, c'è una sinistra per il Sì: "Sbagliata la linea del Pd. Berlinguer ci lasciava liberi"

La campagna per il No di Schlein e Conte ha un primo effetto: riunire quella sinistra che non si era mai parlata e che adesso, per cambiare la giustizia, potrebbe ritrovarsi. Una rappresentazione plastica è la variegatissima platea messa insieme dal Comitato Sì Separa e dall'associazione Libertà Eguale. Nella sede della Fondazione Einaudi, c'è un mondo che, pur avendo una storia politica completamente opposta a quella di Giorgia Meloni e del suo esecutivo, ritengono «indispensabile» la riforma voluta dal ministro Nordio. Non passa inosservata, ad esempio, la presenza di Michele Magno, storico dirigente della Cgil. Intervenendo alla tavola rotonda, tenutasi nella capitale, lascia intendere come la linea di Maurizio Landini non sia il pensiero comune neanche all'interno del suo stesso sindacato. «Chi pensa che i quesiti a cui saranno sottoposti gli italiani – sottolinea – appartengono a un partito, a una coalizione o a un'associazione di categoria commette un errore». Intervento ascoltato con attenzione e applaudito da Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, in prima fila a sostenere le ragioni del Sì. Claudia Mancina, membro del Comitato centrale del Pci, invece, non risparmia quel Nazareno «che impone discipline di partito». Sui referendum, spiega, «ogni tesserato dovrebbe esprimersi secondo coscienza. A ricordarcelo Togliatti e lo stesso Berlinguer». Paola Concia, già deputata con i dem, poi, sottolinea come a "tradire" non sia stato chi ha scelto di esporsi per superare lo status quo, ma piuttosto chi dice di essere contrario a un qualcosa soltanto per contrapporsi a Palazzo Chigi, dimenticando finanche il suo passato. «La separazione delle carriere – spiega – era scritta nel programma del Pd. Non siamo stati noi a cambiare idea». Elly Schlein, a suo parere, sta facendo una «brutta campagna elettorale» per difendere una «casta», ovvero quelle correnti della magistratura preoccupate per un eventuale sorteggio all'interno del Csm. Stefano Ceccanti, costituzionalista e già onorevole con quello che oggi viene chiamato campo largo, infatti, ricorda le battaglie della sua area politica, non certamente conservatrice o patriota, per arrivare ai quesiti odierni: «Con questa riforma completiamo il lavoro dei parlamentari del ‘99 che votarono il nuovo articolo 111 della Costituzione, che dice che il giudice è terzo ed equidistante dalle parti». In tal senso, chiarissime anche le parole di Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa. «La nostra battaglia – ribadisce – ha radici nella storia della migliore sinistra, a cominciare da Giuliano Vassalli. Sbaglia chi attribuisce una certa narrazione a una compagnia di pidduisti, fascisti e corruttori». Un messaggio che trova d'accordo non solo gli storici compagni del Pci, ma anche socialisti (vedi Bobo Craxi, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto), radicali (Matteo Hallisey e Benedetto Della Vedova, unico deputato dell'opposizione a schierarsi apertamente alla riunione per il Sì), liberali, cattolici, popolari e vittime varie della giustizia. Mario Oliviero, ex presidente della Regione Calabria, invita i progressisti «a superare la tradizionale contrapposizione politica rispetto a questioni che impattano sulla vita delle persone». Favorevoli, infine, a qualsiasi iniziativa possa combattere la malagiustizia ci sono le tante realtà produttive preoccupate per un aspetto che, a loro dire, frena lo sviluppo. Chicco Testa, già presidente di Enel, Acea e Sorgenia, chiarisce come quanto previsto nell'attuale riforma sia «frutto dell'elaborazione di quanto contenuto nella bicamerale di D'Alema e di chi aveva come interesse prioritario "garantire sempre" imprese, cittadini e chiunque si adoperi per dare un futuro al Paese».

"Mix tra montagna russa e lavatrice": bob, skeleton e slittino raccontati dagli atleti

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Il quinto episodio di “Battiti Olimpici – Winter Edition”, una serie in 10 puntate realizzata dal Coni e dall’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, in collaborazione con Sportface, che racconta il percorso di preparazione olimpica degli atleti italiani in vista dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Ogni giorno su Gazzetta.it un nuovo episodio.

Attacchi ai centri antiviolenza, falsi miti e propaganda: noto una preoccupante difesa del maschio

Attacchi ai centri antiviolenza, falsi miti e propaganda: noto una preoccupante difesa del maschio

C’è una notizia di cronaca giudiziaria che merita una riflessione. Un imprenditore di Marsala è stato condannato in primo grado a dieci mesi e dieci giorni di reclusione (pena sospesa) per lesioni aggravate nei confronti della ex moglie. Sarebbe uno dei moltissimi casi di violenza sanzionati dalla giustizia, se non fosse che quest’uomo è il […] L'articolo Attacchi ai centri antiviolenza, falsi miti e propaganda: noto una preoccupante difesa del maschio proviene da Il Fatto Quotidiano .