Aggredito e derubato nella Milano dei maranza dove nessuno più è sicuro

Aggredito e derubato nella Milano dei maranza dove nessuno più è sicuro

Sarà la «percezione», chiederò conferma a Giuseppe Sala e riconferma ad altri sindaci progressisti, ma ho un’emicrania che neanche dopo aver ingollato la peggiore sbobba. Ce l’ho perché un magrebino, una «risorsa» o forse un italiano di seconda degenerazione, mi ha sferrato un cazzotto micidiale dietro all’orecchio sinistro, anche se l’obiettivo del ragazzo mulatto era il volto. Non era incazzato perché voleva integrarsi in questo Paese razzista delle destre, ma perché un veneto, il malcapitato scrivente, stava tentando di riprendersi la collana d’oro che il branco di ventenni gli aveva appena strappato dal collo. Nella Milano delle percezioni, la capitale immorale in cui il sindaco spiega ai carabinieri come si devono inseguire i maranza che sfondano i posti di blocco, succede di uscire dalla redazione poco dopo le nove di sera, prendere il passante ferroviario per casa e alla prima fermata – «Villapizzone, fermata Villapizzone» – di essere aggredito da uno straniero o presunto tale che in un attimo ti prende il collo, ti porta via un ricordo di famiglia che indossavi da quasi trent’anni e che appena tenti la reazione prima risponde con ferocia, poi fugge e si fa scudo coi sodali. I quali, emettendo grida beduine – pardon, belluine – iniziano a roteare i pugni come girandole. Sul treno eravamo saliti insieme, carrozza numero tre, giusto un paio di minuti d’attesa sulla banchina. Il gruppo, quattro o cinque delinquenti, indossava tute col cappuccio e piumini, e come chi non paga mai il biglietto ha cominciato a perlustrare il mezzo: avanti, indietro, piano superiore. La paura però non era quella di essere beccati dal controllore, sai quanto gliene frega a questa degenerazione. Ho capito dopo che in realtà stavano preparando il terreno per la rapina posizionandosi in punti strategici. L’ho capito meglio quando sono sceso per cercare vanamente di acciuffare il manigoldo: un paio erano appostati davanti alla carrozza precedente, un altro paio a quella successiva. La fauna metteva paura . Ed era difficile non averne quando dopo la prima colluttazione dentro il treno e la seconda appena fuori, c’è stato il terzo scontro col pendaglio da forca che aveva perso metà collanina sul pavimento. L’ha raccolta, io ho raccolto un altro piccolo pezzo distante un metro poco più, e quando mi sono fatto sotto per reclamare la parte mancante il delinquente ha messo la mano sinistra in tasca pronto a estrarre qualcosa che di certo non era il codice penale. A quel punto, pur furioso, se non hai un particolare addestramento che il sottoscritto non ha, sei costretto ad arretrare per non rischiare pure la pelle. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46253967]] Mi hanno colpito particolarmente due cose, oltre al pugno e qualche altro colpo minore. Primo: gli obiettivi non sono più solo donne e anziani. I professionisti dell’impunità si scagliano a colpo sicuro contro 40enni di quasi un metro e novanta. Perché lo fanno? In gruppo e con le armi in tasca hai comunque la meglio in partenza. Non gli interessavano portafogli o cellulari: volevano solo l’oro, per quanto non sarà valso un granché spezzato così. Secondo: la rassegnazione degli altri passeggeri, una ventina quelli attorno. Non mi aspettavo un loro intervento, anzi è andata meglio così perché Dio solo sa cosa poteva succedere e forse sarei stato mio malgrado causa di una tragedia. Mi ha impressionato che pur vedendo la collanina a terra spezzata in due, mentre il linciaggio proseguiva all’esterno, nessuno se l’è sentita di recuperarla e riconsegnarla in un secondo momento al proprietario. Temevano comunque di essere visti da uno del branco e picchiati a loro volta. «Fanno così ogni sera», mi ha detto una signora dall’accento straniero. Sceso dal treno solo un signore, molto gentile, si è avvicinato per chiedermi come stessi e per lasciarmi il suo numero di telefono qualora fosse servita la sua testimonianza. Ora percepisco che devo prendere un antidolorifico. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46253097]]

Morto Antonio Zichici, addio al fisico e divulgatore: dalle scoperte sulle particelle alle controversie tra cambiamento climatico e Darwin

Morto Antonio Zichici, addio al fisico e divulgatore: dalle scoperte sulle particelle alle controversie tra cambiamento climatico e Darwin

Era diventato anche un volto televisivo, un personaggio popolare e noto al grande pubblico Antonino Zichichi, tanto che perfino il comico Maurizio Crozza gli aveva dedicato un’imitazione. Il fisico è morto all’età di 96 anni. Specializzato in fisica delle particelle, contribuì a fondare i Laboratori nazionali del Gran Sasso, in Abruzzo, e il Centro di […]

La star, 50 radiosissimi anni, incanta con un hairstyle da sirena: un caschetto impeccabile wet look, pettinato all'indietro e con finish bagnato. Come copiarlo

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A San Siro, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali, Charlize Theron si è affidata al rigore e al sex appeal del wet bob, un caschetto effetto bagnato, pettinato all’indietro in un look scultoreo. Il finish è bagnato, il […] L'articolo Charlize Theron e il wet bob, sexy chic all’inaugurazione delle Olimpiadi sembra essere il primo su iO Donna .

Gabrielli “papa straniero”. Operazione Prodi come nel'96

Gabrielli “papa straniero”. Operazione Prodi come nel'96

Nessuna smentita pubblica, silenzi "ufficiali", ma alcuni significativi segnali privati di conferma (anche da fonti insospettabili) per il clamoroso retroscena di ieri de Il Tempo: l'ipotesi di Franco Gabrielli alla guida del centrosinistra. Il quadro politico di partenza da cui la suggestione trae origine è chiaro. Tranne le sue guardie rosse, nessuno a sinistra crede a una Elly Schlein "prime-ministerial", come si direbbe in Gran Bretagna, cioè in grado di fare il premier o di contrapporsi credibilmente a Giorgia Meloni. Peraltro, qualche settimana o al massimo qualche mese dopo il referendum (giro di boa che aprirà oggettivamente la campagna per le elezioni politiche), Giuseppe Conte farà valere il suo aut aut: o la coalizione con i grillini, o la candidatura di Elly. Se il Pd vuole la prima cosa, non può avere la seconda. Serve dunque un federatore, nella forma consueta per il centrosinistra di un "papa straniero". E dove si può realisticamente andare a parare? Al solito, secondo il format del 1996 e poi del 2006, su un democristiano di sinistra, su un "cattolico sociale". È una nuova "operazione Prodi", ora come allora. Gabrielli ha tutte le carte in regola in questo senso: antichi rapporti con Dario Franceschini e Pierluigi Castagnetti, e notoria stima negli ambienti del Colle. Ecco, qui però la sinistra si fa delle illusioni: è insensato e stupido tirare per la giacca il Capo dello Stato. Figurarsi se dalle parti del Quirinale, nonostante le gaffes recenti del consigliere Garofani, qualcuno intorno al Presidente vuole farsi anche solo sfiorare dal dibattito sulla costruzione politica-partitica dello schieramento da contrapporre al centrodestra. Sì certo, nei palazzi romani da tempo si sussurra di una Schlein che «non si consulta», e - oggettivamente - di una linea di politica estera del Pd incompatibile con responsabilità di governo di un paese occidentale. Ma il Colle sta (correttamente) a guardare, non è assolutamente parte attiva. Gli attori sono altri, dentro e fuori il perimetro del Pd, in un'area che potremmo definire tecno-progressista. Si punta a un'operazione "ulivista-unionista" in puro stile prodiano: una figura, quella di Gabrielli, che potrebbe sia coagulare le anime centriste della coalizione, sia poi rappresentare l'intero schieramento. Vantaggi del tentativo agli occhi dei tessitori: tutte le altre opzioni (Salis, Ruffini, i sindaci) appaiono deboli o premature o impraticabili. Svantaggi: il profilo pubblico di Gabrielli non è certo né "pop" né empatico. Si vedrà. Intanto, come si è già visto su Repubblica e su La7, lo si "testa" per attaccare il governo sul terreno della sicurezza. Il resto, se verrà, verrà dopo.

Gruppo Servizi Associati (GSA): operazione di finanziamento da 190 milioni di euro

Gruppo Servizi Associati (GSA): operazione di finanziamento da 190 milioni di euro

Gruppo Servizi Associati S.p.A. (GSA) ha perfezionato un'operazione di finanziamento da 190 milioni di euro destinata a sostenere i piani di sviluppo del business del Gruppo, rafforzandone il profilo finanziario attraverso il rifinanziamento del debito esistente e la messa a disposizione di nuove risorse per la crescita. L'operazione consente a GSA di ottenere nuove disponibilità fino a 80 milioni di euro, destinate alla futura espansione del Gruppo, anche tramite potenziali operazioni di crescita per linee esterne (M&A) e investimenti. Il finanziamento prevede l'emissione di un bond da parte di GSA, interamente sottoscritto da fondi gestiti da Pemberton Asset Management. “Questa operazione rappresenta un passaggio strategico per consolidare la capacità finanziaria del Gruppo e accompagnare i nostri piani di crescita”, dichiarano Alessandro Pedone, Founder e Vicepresidente di GSA, e l'Ing. Antonio Musacchio, Ceo di GSA. “Il rifinanziamento del debito e le nuove risorse disponibili ci consentono di affrontare con maggiore flessibilità le prossime fasi di sviluppo, rafforzando il posizionamento di GSA e cogliendo nuove opportunità di espansione”. GSA è stata assistita nella gestione dell'operazione, in qualità di Debt Advisor, da Case Cassiopea. Lo studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici ha fornito assistenza alla società sulla definizione del finanziamento, mentre Pemberton è stata assistita da Chiomenti. La due diligence di business è stata preparata da Oliver Wyman, la due diligence finanziaria da KPMG e la due diligence legale da Legance. - GSA è un leader europeo nei servizi di sicurezza, specializzato in fire safety e private fire brigades per siti ad alto rischio e per la protezione di infrastrutture critiche e impianti complessi. Fondato nel 1966, il Gruppo opera con un'offerta integrata che copre l'intera catena del valore della sicurezza antincendio (dalla compliance e ingegneria, alla sorveglianza e primo intervento). Grazie a competenze tecniche distintive, capacità operative su larga scala e un track record consolidato nei principali processi di gara, GSA ha raggiunto una posizione di leadership nel mercato italiano del Fire Engineering, Surveillance & Prevention, con elevata visibilità dei ricavi e una base clienti ampia e diversificata. Il Gruppo è in espansione internazionale, con una presenza già consolidata in Spagna, ulteriormente rafforzata dall'integrazione di realtà specialistiche locali. GSA è controllata per circa il 67% da Eurizon Capital SGR, primario operatore italiano dell'asset management, che ha acquisito la maggioranza del Gruppo nel 2021, tramite i Fondi Eurizon ECRA Infrastrutture - gestiti dalla controllata Eurizon Capital Real Asset SGR -

Epstein, atteso interrogatorio Commissione inchiesta Usa per Maxwell

Epstein, atteso interrogatorio Commissione inchiesta Usa per Maxwell

Roma, 9 feb. (askanews) - Le immagini diffuse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e incluse nella marea di file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein offrono uno scorcio della vita quotidiana di Ghislaine Maxwell, sua fidanzata e complice condannata a 20 anni di prigione, in una cella di un carcere di Brooklyn a New York nel maggio 2020. È fissato per lunedì l'interrogatorio a porte chiuse a Maxwell da parte della commissione d'inchiesta della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Stando alle previsioni, invocherà il suo diritto di non rispondere alle domande. La commissione sta indagando sui legami che il finanziere ha intessuto con personaggi delle élite del mondo politico, economico e culturale. Qualche esercizio fisico, una lettura e una telefonata, secondo le immagini, con qualcuno fuori dalla cella. Maxwell, figlia del magnate dell'editoria Robert Maxwell, è in carcere per aver reclutato ragazze minorenni tra il 1994 e il 2004 per Epstein - morto suicida in carcere nel 2019 - e altre figure di spicco con l'obiettivo di sfruttarle sessualmente.