Mochi (Asl Rm1): "Con CAREmotions avviciniamo i giovani ai temi di salute"

Mochi (Asl Rm1): "Con CAREmotions avviciniamo i giovani ai temi di salute"

Roma, 10 feb. (Adnkronos Salute) - "CAREmotions è un progetto molto importante perché raggiungere i giovani è sempre più complicato: non tutti i ragazzi sono abituati a relazionarsi con la sanità pubblica, benché noi offriamo molti servizi anche per loro. Questo avviene perché la società li ha abituati ad essere distanti dalle istituzioni e questo comporta una perdita nel rapporto di fiducia che possiamo instaurare con i ragazzi". Lo ha detto Roberta Mochi, capo ufficio stampa Asl Roma 1, intervenendo alla presentazione del progetto CAREmotions nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba, Nuova Accademia di Belle Arti. Presentato a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, il progetto ha l'obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute. "Per riuscire ad avvicinare i giovani e dare loro, con appropriatezza, i servizi giusti, è fondamentale riuscire a parlare con il loro linguaggio - ha spiegato Mochi - Video come quelli realizzati dagli studenti nell'ambito del progetto con Fondazione Msd sulla salute dei giovani e la salute mentale servono proprio a questo scopo: utilizzare un linguaggio che sia comune e faccia comprendere, sia a chi parla che al destinatario, l'importanza di alcune scelte di vita". "Una scelta di vita sbagliata - ha sottolineato Mochi - può condizionare l'intera esistenza di un ragazzo soprattutto in determinate fasce di età, quando si è più fragili e più soggetti a essere portati verso inclinazioni non tipicamente corrette. E' compito anche delle istituzioni pubbliche e della sanità pubblica ricondurli a scelte sane di vita e appropriate, che possono permettere loro di avere un futuro migliore di quello che magari si potrebbe avere se si prendono delle strade sbagliate".

Milano: agente indagato per sparatoria, 'esclusa' impronta giubbotto, attesa per Dna pistola

Milano: agente indagato per sparatoria, 'esclusa' impronta giubbotto, attesa per Dna pistola

Milano, 10 feb. (Adnkronos) - La dinamica esatta della traiettoria del proiettile, ma anche le tracce genetiche che potrebbero essere rilevate sulla pistola a salve. E' da questi elementi - salvo sorprese da eventuali telecamere o testimoni per ora assenti - che potrebbe arrivare la soluzione sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne di nazionalità marocchina, ucciso durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo da Carmelo Cinturrino, poliziotto del commissariato Mecenate indagato per omicidio volontario. L'assenza di impronte sulla pistola, rimasta su un terreno fangoso, non ha sorpreso gli investigatori che ora procedono con la ricerca delle tracce di Dna sull'arma giocattolo impugnata, a dire dell'agente, dalla vittima. Il poliziotto ha raccontato di averla spostata con le mani quando il 28enne era ancora vivo ma in gravissime condizioni, ma la scienza potrebbe cambiare quanto messo a verbale. Se dovesse essere trovato il suo Dna molto dipenderebbe, spiega chi lavora al caso, sulla quantità e sulla posizione della traccia genetica. Tre per ora i punti dati per acquisiti. L'agente (non in divisa) ha sparato da circa 25 metri; nessun ostacolo si è intromesso nella corsa dell'ogiva confermando il racconto del poliziotto che dice di aver sparato contro la vittima perché spaventato dall'arma che gli sarebbe stata puntata contro. Infine, secondo quanto emerge dai recenti approfondimenti, l'impronta di una scarpa trovata sul giubbotto della vittima non è un elemento contro l'indagato. Alcune foto scattate nell'immediatezza della sparatoria mostrerebbero un giubbotto senza impronta, giacca poi tagliata dai soccorritori e lasciata sul terreno dove sarebbe stata calpestata lasciando un'impronta nitida e lineare sopra la tasca destra dell'indumento invernale. Tutti elementi su cui la difesa del poliziotto e i legali dei familiari della vittima sono pronte a dare battaglia.

Milano: agente indagato per sparatoria, 'esclusa' impronta giubbotto, attesa per Dna pistola

Milano: agente indagato per sparatoria, 'esclusa' impronta giubbotto, attesa per Dna pistola

Milano, 10 feb. (Adnkronos) - La dinamica esatta della traiettoria del proiettile, ma anche le tracce genetiche che potrebbero essere rilevate sulla pistola a salve. E' da questi elementi - salvo sorprese da eventuali telecamere o testimoni per ora assenti - che potrebbe arrivare la soluzione sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne di nazionalità marocchina, ucciso durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo da Carmelo Cinturrino, poliziotto del commissariato Mecenate indagato per omicidio volontario. L'assenza di impronte sulla pistola, rimasta su un terreno fangoso, non ha sorpreso gli investigatori che ora procedono con la ricerca delle tracce di Dna sull'arma giocattolo impugnata, a dire dell'agente, dalla vittima. Il poliziotto ha raccontato di averla spostata con le mani quando il 28enne era ancora vivo ma in gravissime condizioni, ma la scienza potrebbe cambiare quanto messo a verbale. Se dovesse essere trovato il suo Dna molto dipenderebbe, spiega chi lavora al caso, sulla quantità e sulla posizione della traccia genetica. Tre per ora i punti dati per acquisiti. L'agente (non in divisa) ha sparato da circa 25 metri; nessun ostacolo si è intromesso nella corsa dell'ogiva confermando il racconto del poliziotto che dice di aver sparato contro la vittima perché spaventato dall'arma che gli sarebbe stata puntata contro. Infine, secondo quanto emerge dai recenti approfondimenti, l'impronta di una scarpa trovata sul giubbotto della vittima non è un elemento contro l'indagato. Alcune foto scattate nell'immediatezza della sparatoria mostrerebbero un giubbotto senza impronta, giacca poi tagliata dai soccorritori e lasciata sul terreno dove sarebbe stata calpestata lasciando un'impronta nitida e lineare sopra la tasca destra dell'indumento invernale. Tutti elementi su cui la difesa del poliziotto e i legali dei familiari della vittima sono pronte a dare battaglia.

“Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano

“Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano

La complessa vicenda del caso Bascino-Codegoni ha un primo punto fermo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il dj e influencer Alessandro Basciano, accusato di stalking ai danni dell’ex compagna e modella Sophie Codegoni per una serie di episodi, tra luglio del 2023 e novembre del 2024, nel corso dei […] L'articolo “Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano proviene da Il Fatto Quotidiano .

**Lamborghini: Winkelmann, su quarto modello elettrico in corso valutazione**

**Lamborghini: Winkelmann, su quarto modello elettrico in corso valutazione**

Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - "Lamborghini ha già annunciato che la nuova Urus che arriverà nel 2029 sarà un plug-in hybrid ma in questi giorni stiamo anche facendo valutazioni sul quarto modello che uscirà nel 2030 e su un eventuale cambiamento della nostra strategia". Lo annuncia all'Adnkronos Stephan Winkelmann, Presidente e amministratore delegato di Lamborghini Automobili, ricordando che "nel 2023 già avevamo un'idea abbastanza chiara sul processo di elettrificazione: ci era chiaro, ad esempio, che forse avremmo preso un rischio troppo grande. Noi saremmo pronti a fare una macchina elettrica ma per diversi motivi il mercato non lo è. Quanto al nostro segmento, i clienti lo sono ancora di meno"."La verità è che facendo ricerche di mercato a livello globale e parlando con i concessionari, con i clienti, con la stampa, la curva dell'accettabilità di modelli elettrici si è appiattita: anzi per il segmento in cui opera il marchio di Sant'Agata Bolognese "si è praticamente azzerata". Winkelmann comunque 'prende tempo' sul futuro evidenziando che in Lamborghini "abbiamo ancora diversi anni per una scelta in una direzione o nell'altra sul fronte elettrificazione: un tema sul quale comunque naturalmente continueremo a lavorare perché prima o poi, fra emissioni, legislazione, o solo accettabilità sociale, qualcosa succederà" magari "dopo il 2035". I conti 2025 - aggiunge - evidenzieranno comunque un primo impatto delle attività per elettrificare la gamma "ma per ora non è qualcosa che influenzi in maniera radicale il nostro conto economico". Al momento, insomma "quello che abbiamo fatto fino adesso, e cioè coniugare il propulsori a combustione interna con motore elettrico e le batterie ci sembra l'idea giusta" aspettando maggiore visibilità sulle scadenze del 2035. Sul fronte gamma, "dopo un 2025 da record con 10.747 vetture vendute in tutto il mondo, un anno in cui siamo ripartiti con l'idea delle 'few off' come la Fenomeno, la macchina la più potente che abbiamo mai realizzato, il 2026 ci vedrà impegnati su molti fronti, a iniziare dalle derivate: è presto per fare annunci ma - conclude - ci saranno almeno tre novità".