Antonio Zichichi, quando smontò Greta Thunberg: "Torni a scuola!"

Antonio Zichichi, quando smontò Greta Thunberg: "Torni a scuola!"

Con la scomparsa, ieri, a 96 anni di Antonio Zichichi perdiamo non solo uno scienziato, ma un uomo che nel nome del rigore scientifico non temeva di andare controcorrente. Dalle critiche al darwinismo alla sua capacità di coniugare fede e ricerca scientifica, non si è mai curato di seguire la massa. Mai. Nemmeno quando un certo tipo di mondo subì l’ubriacatura data da una ragazzina poco più che adolescente che si mise a girare il mondo per spiegare una cosa (il cambiamento climatico) di cui sapeva poco o nulla, se non per sentito dire. Parliamo ovviamente di Greta Thumberg , la sacerdotessa del green portata a spalla in processione dalla sinistra mondialista come una madonna laica. In quell’epoca fior di scienziati s’inchinavano al suo passaggio, facevano a gara per ospitarla nei loro convegni. Ecco in questa schiera non c’era Antonino Zichichi, che anzi ebbe sempre una posizione piuttosto dura sul tema, fino ad invitare Greta «a tornare a scuole per studiare la scienza e la matematica». Lo disse anche a Libero in un’intervista del febbraio 2022: «Greta, ha parlato di clima per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. E c’è riuscita. Ma se non c’è la logica, quindi la Matematica e poi la Scienza, cioè una prova sperimentale, il clima rimane quello che è: una cosa della quale si parla tanto, senza avere usato il rigore logico di un modello matematico e senza essere riusciti a ottenere la prova sperimentale che ne stabilisce il legame con la realtà». E ancora: «Greta non dovrebbe interrompere gli studi come ha detto di voler fare per dedicarsi alla battaglia ecologista, ma tornare in quella scuola e dire che bisogna studiare la matematica delle equazioni differenziali non lineari accoppiate e le prove sperimentali necessarie per stabilire che quel sistema di equazioni descrive effettivamente i fenomeni reali legati al clima. Greta dovrebbe dire che la Scienza va insegnata fin dalle scuole elementari mettendo in evidenza che siamo l’unica forma di materia vivente dotata di quella straordinaria proprietà cui si è dato il nome di Ragione. È grazie alla Ragione che abbiamo scoperto: Linguaggio, Logica e Scienza». Zichichi spiegò (al pari di Carlo Rubbia e Franco Prodi) che «cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente diverse. Legarli vuole dire rimandare la soluzione. E infatti l’inquinamento si può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell’aria. Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa, in quanto dipende dal motore meteorologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico». Per queste idee venne crocifisso dalla parte della scienza che guarda a sinistra. Ma quella sul clima è stata solo l’ultima battaglia controcorrente - per altro oggi vinta con l’arretramento dei paladini del Green Deal europeo - dello scienziato siciliano. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45837960]] In una recente intervista al Corriere della Sera, a chi gli contestava di aver “volgarizzato” la divulgazione scientifica, rispondeva: «Non ci sono barriere o limiti. L’importante è divulgare, far conoscere con entusiasmo le straordinarie tappe che la scienza conquista perché riguardano la nostra vita, il nostro domani. Bisogna aprirsi senza paura e qualunque metodo è accettabile, compresi gli eccessi dello spettacolo». E infatti nella sua vita non ha mai disdegnato la partecipazione a programmi tv e non ha mai disconosciuto le imitazioni che, in epoche diverse, hanno fatto Ezio Greggio (il dottor “Zichirichì” di Drive In) e più di recente Maurizio Crozza . Idem sulla decisione degli scienziati del Cern di rompere i rapporti con i colleghi russi dopo l’invasione dell’Ucraina: «Hanno sbagliato. Certo, la Russia non doveva invadere l’Ucraina, però il dialogo con i ricercatori non deve essere mai interrotto perché anche quello può aiutare l’uscita dalle crisi. Durante la Guerra Fredda gli scambi tra Est e Ovest rimasero vivi e alla fine hanno contribuito al cambiamento». Corteggiato dalla politica (per un breve periodo fu assessore alla Cultura della Regione Sicilia), ha però sempre declinato ogni offerta perché «ho sempre preferito agire all’interno delle istituzioni scientifiche perché potevo costruire e arrivare rapidamente ai risultati, come è necessario fare». Ecco, è per tutto questo, oltre che per i suoi risultati scientifici, che il professor Zichichi ci mancherà. Per quella libertà di pensiero di cui oggi più che mai abbiamo un disperato bisogno. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45913483]]

Foibe, l'orrore che la sinistra non vuol vedere. Piantedosi e Valditara: "Ricordare è un dovere"

Foibe, l'orrore che la sinistra non vuol vedere. Piantedosi e Valditara: "Ricordare è un dovere"

"Oggi l'Italia rinnova il dovere della memoria per onorare tutti coloro che persero la vita nei massacri delle foibe e per ricordare il grande dolore dell'esodo giuliano-dalmata. Celebrare il Giorno del Ricordo significa spazzare via un lungo silenzio, restituendo verità e dignità a migliaia di nostri connazionali che furono vittime di una cieca violenza e di una persecuzione sistematica. Ricordare il loro destino, la lunga scia di uccisioni, torture e saccheggi subìta lungo il confine orientale, è prima di tutto un atto di giustizia. È questo l'impegno che assumiamo, in particolare verso le giovani generazioni, perché la consapevolezza delle tragedie del passato diventi fondamento di verità e di un'autentica cultura della pace". Lo scrive su X il minsitro dell'Interno Matteo Piantedosi. Sul finire della Seconda guerra mondiale e subito dopo, con l'assegnazione della Dalmazia e dell'Istria alla Jugoslavia, le milizie comuniste agli ordini del Maresciallo Tito cacciarono gli italiani. E chi non riuscì a fuggire in tempo venne gettato nelle caverne del Carso, le foibe. Migliaia furono le vittime. Un massacro che la sinistra nel nostro Paese ben si guardò dal denunciare. L'Italia accolse i fratelli sfollati. Soltanto a Roma, ad esempio, vennero creati i quartieri Trieste e Giuliano-Dalmata e il Villaggio Giuliano, ad Acilia, dove poterono cominciare una nuova vita. Ma questo drammatico pezzo di storia d'Italia spesso non viene studiato nelle scuole italiane. Di qui l'intervento del ministro dell'Istruzione e del Merito, su Instagram Giuseppe Valditara. "Il 10 febbraio è dedicato al ricordo delle vittime delle foibe e alla commemorazione dell'esodo a cui furono costretti tanti italiani che abbandonarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia", afferma su Instagram. "Migliaia di nostri connazionali vennero sterminati per mano dei comunisti titini. Per molto tempo molti hanno cercato di rimuovere questa tragedia. Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi. È un dovere morale verso le vittime e le loro famiglie, ma anche un impegno civile nei confronti delle giovani generazioni. La scuola deve svolgere un ruolo centrale in questo percorso di memoria e consapevolezza: attraverso la conoscenza di quei fatti drammatici, gli studenti possono comprendere il valore della libertà e della dignità umana e l'importanza di una società fondata sul rispetto e sul rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo". . Anche la Cisl si è unita al ricordo di "una delle pagine più dolorose e silenziose del nostro Novecento". "Ricordare la tragedia delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata non è solo un atto di giustizia verso le migliaia di italiane e italiani colpiti da violenza cieca, ma rappresenta anche un impegno morale nel riaffermare i valori della dignità umana e della libertà. Solo conoscendo il passato possiamo costruire un futuro di pace e rispetto reciproco", sottolinea il Segretario Generale Daniela Fumarola in occasione del Giorno del Ricordo. "Tra il 1943 e il 1947 in Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia l'occupazione del nuovo Governo di Tito avvió una tragica ondata di violenza, dando luogo anche ad esecuzioni sommarie, arresti di massa e deportazioni per eliminare tutti i potenziali oppositori del nuovo regime comunista slavo", scrive su Facebook Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità. "A questo si sono aggiunte torture e massacri ai danni non solo di oppositori fascisti ma anche di semplici italiani considerati pericolosi nemici perché rivestivano una posizione sociale di maggior rilievo: imprenditori, insegnanti, dipendenti pubblici, carabinieri, poliziotti, finanzieri, sacerdoti. Migliaia di questi italiani furono gettati ancora vivi nelle foibe, altri riuscirono a lasciare la propria terra,  perdendo tutto come esuli, ma salvando la propria vita. Ecco perché ricordare. Ecco perché non dimenticare. Per le nuove generazioni, per i giovani, perché sappiano e condannino anche questa pagina tragica della nostra storia, perché fatti così non accadano mai più". "Gli italiani e gli esuli dalle terre istriane, tiumane e dalmate sono stati vittime di un dramma incancellabile provocato dalla crudeltà umana che abbiamo il dovere divaccontare, senza alcuna contrapposizione", dichiara il capogruppo di Azione alla Camera dei deputati Matteo Richetti.